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domenica 18 ottobre 2015

Binari


“E tu ci pensi mai a come sarebbe stato?” disse Caterina stringendosi nelle spalle e sentendo ancora più freddo.
Lui attese qualche minuto, prima di risponderle, la guardò fissa negli occhi per un istante che parve lunghissimo e disse “ci penso ogni giorno” fissandosi le punte dei piedi.
Erano i primi giorni di ottobre, e il parco del Valentino sembrava freddo, desolato mentre i pensieri di Caterina e Luca correvano lontano nel tempo.
Si erano conosciuti in estate, in una torrida giornata al mare.
Lui la notò subito, un enorme cappello di paglia che la rendeva un po' snob e un costume nero che le fasciava il corpo. Leggeva un libro assorta, completamente assente.
Lui, faccia da schiaffi e capelli ricci si avvicinò a lei e le disse “ti consiglio di non leggerlo, è un libro pallosissimo”.
Lei, alzò la testa infastidita, ma il suo sguardo cambiò alla vista di quel ragazzo dall'aria vivace e ribelle. Così anche se avrebbe voluto dirgli “fatti gli affari tuoi” riuscì solo a dirgli “ok”, chiuse di scatto “Cime tempestose” e iniziò a sorridergli.
In una circostanza diversa, gli avrebbe dato una rispostaccia, ma era estate e aveva appena passato la maturità dopo un lunghissimo anno di studi e Caterina aveva solo voglia di distarsi un po', senza pensare a nulla.
“E' così facile attirare la tua attenzione?”disse Luca, con fare strafottente
“Il fatto che ti risponda è solo perchè sono una ragazza molto educata, al contrario di te”
Luca guardò fisso Caterina, notando che stava diventando rossa, e iniziò a sorridere anche lui. Non ascoltava le sue parole perchè non riusciva a fare altro che notare le sue mani piccole e delicate, gli occhi neri e profondi e le lentiggini che le sfioravano il viso.
Trascorsero un estate di falò, stelle cadenti e desideri condivisi. Ma erano troppo giovani perchè le cose potessero andare avanti.
Lui era di Torino mentre lei viveva a Milano, una distanza non incolmabile, ma comunque notevole perchè tra loro iniziasse qualcosa che durasse più di un'estate. E così passarono gli anni, anni in cui si avvicinavano e si allontanavano. Si vedevano solo in estate, e passavano tutti i giorni insieme, e tutte le notti. E ogni volta era come la prima, sempre più travolgente, indimenticabile. Ma ogni inverno tornavano alle loro vite e si sentivano solo ogni tanto.
Così gli anni passarono, cambiandoli, come l'acqua che leviga le pietre dei fiumi:lentamente, ma in maniera definitiva. E l'amore che si erano promessi non durò per sempre ma solo per qualche anno, anche se non smisero mai di pensarsi.
Così un giorno in cui la vita di Caterina stava per cambiare in maniera definitiva, lei sentì che aveva bisogno di un salto nel passato: a volte per andare avanti, dobbiamo guardarci indietro.
Trovò il numero di Luca in una vecchia agenda, dopo alcuni istanti di esitazione, compose il numero e attese che qualcuno rispondesse dall'altro capo del telefono.
“Pronto” rispose una voce femminile, con un accento dell'est.
Caterina, un po' titubante, gli disse “cercavo Luca”
La voce dell'est rispose “è sotto la doccia, chi devo dire?”
Caterina, mise giù.
Quando Luca uscì dalla doccia chiese “Irina, mi ha chiamato qualcuno?ti ho sentito parlare al telefono”
Irina, slacciandosi il grembiule disse “una donna, però ha messo giù subito. Signor Luca io vado, per oggi ho finito”. Va bene Irina, ci vediamo la prossima settimana, disse Luca distrattamente, guardando il cellulare e notando un numero che conosceva molto bene.
Luca non la richiamò, non era pronto a sentirla. Non era pronto a sentire quella voce così familiare, così importante che riusciva a renderlo triste in un secondo.
Caterina pensava a lui, a tutto quello che avevano condiviso, ai pensieri filosofici e a tutte le domande esistenziali a cui avevano cercato di rispondere insieme nelle lunghissime notti d'estate, sotto le stelle. Pensava alle loro mani che si intrecciavano accanto alle barche in spiaggia dove si nascondevano per sfuggire ai genitori, ai bagni in mare nelle notti d'estate quando sembrava che le cose non avrebbero potuto cambiare mai.
Ma le cose cambiano, cambiano sempre. A volte cambiano senza che ce ne si accorga, così un giorno mentre sei al solito bar conosci un ragazzo, iniziate a frequentarvi e quando ti rendi conto di quello che sta succedendo ti ritrovi fidanzata, e la data del matrimonio già decisa.
Ma Caterina aveva bisogno di capire in che direzione stesse andando la sua vita, così un lunedì mattina prese un treno, senza nemmeno pensare a cosa stesse facendo e una volta arrivata a Torino andò sotto casa di Luca, ma senza avere il coraggio di suonare.
Lo sguardo di Caterina si perdeva tra il rosso e il giallo delle foglie del Valentino, casa di Luca era proprio li di fronte.
Come ogni mattina prima di andare a lavoro lui correva proprio in quel parco e all'improvviso notò una schiena che conosceva benissimo, stretta in una giacca di pelle nera. Era lei. Si fermò di scatto senza sapere che fare. In quell'istante Caterina, come se avesse percepito lo sguardo di Luca addosso, si girò e così i loro occhi si incontrarono. Fu un attimo indefinibile, passò davanti a loro tutta la vita in un secondo.
Lui disse solo “Ciao”
Lei sorrise, ma aveva due piccole lacrime che le bagnavano le guance.
Si abbracciarono, senza sapere bene cosa dirsi dopo moltissimi anni che non si vedevano più. Lui le toccò la testa e le baciò la fronte. Lei si sentì protetta e vulnerabile allo stesso tempo mentre respirava il profumo di Luca.
“Che ci fai qui?” disse Luca.
“Passavo di qui” disse Caterina, rigirandosi nervosamente una ciocca di capelli attorno al dito e simulando una risata disinvolta.
“Avevo bisogno di vederti, di rivederti”
“Ma, fare una telefonata no?”
“Ti ho chiamato ma mi ha risposto una donna, la tua fidanzata”
“Mi ero dimenticata di quanto fossi gelosa, Cate” disse sorridendo mestamente Luca
“Comunque non è la mia fidanzata, è la donna delle pulizie”
“Credo che avrei più diritto io di chiederti del tuo fidanzato, o no?”
Caterina lo guardò sorpresa, come faceva a saperlo? E se avesse saputo che lei stava per sposarsi? come avrebbe fatto a dirglielo?
“So che sei fidanzata, una sera ero venuto a Milano per parlarti ma ti ho visto con un ragazzo in macchina e ho capito che le cose non erano più come pensavo".

Chiedendogli se avesse mai pensato a come sarebbe stato stare insieme davvero, Caterina si sentiva fragile, ma aveva bisogno di sapere e di capire se anche lui provava per lei quello che lei sentiva per lui.
Sentiva che se non avesse fatto quella domanda, se non avesse saputo, non avrebbe mai potuto andare avanti con la sua vita.
A lui venne in mente la prima volta che vide quelle lentiggini allegre e quegli occhi neri che riuscivano a leggerti dentro, arrivare in fondo all'anima e non staccarsi più.

Ci pensava spesso Luca, molto spesso, anche se gli faceva male. Si tolse il berretto e si accarezzò i ricci che Caterina aveva toccato moltissime volte.
“Ma mi fa talmente male che a volte provo a non pensarci, ma non ci riesco, Cate” e strinse i pugni.

“Ho dovuto andare avanti con la mia vita Cate, proprio come hai fatto tu. E ci sono cose che nel tempo l'hanno cambiata in maniera definitiva, ma di questo, se vorrai te ne parlerò più avanti. Ti va un caffè?”
Lei annuii, continuando a fissare i ricci biondi di Luca, cercando di non farsi vedere. Lui le prese la mano, quella mano delicata e sottile che aveva toccato tante volte e la condusse a casa sua. Chiuse la porta di casa. Era un po' strano trovarsi ancora insieme, così vicini, dopo tutti quegli anni, tutta quella vita vissuta in due città diverse.
Ma i loro cuori si conoscevano bene e non si erano mai davvero separati. Così quando Luca accese la moka per fare il caffè, Cate lo abbracciò come se fosse l'ultima volta che si sarebbero visti.
Lui si girò, le baciò il collo e la strinse forte a sé.
E fu come quando il sole scioglie il ghiaccio, lentamente ma in maniera inesorabile, un'altra volta insieme uniti nei sentimenti e nel corpo. Come se nulla fosse cambiato, come se lei non avesse mai conosciuto Marco, il suo promesso sposo. Si addormentarono insieme ma quando si svegliò Caterina trovò un biglietto sul letto che diceva “non scappare, torno subito”.
Si alzò e fece un giro in casa di Luca e all'improvviso vide una foto di un bambino di circa due anni che era appesa al muro. Aveva gli stessi ricci di Luca e lo stesso sguardo.
Caterina capii, capii che era il figlio di Luca. Comprese cosa intendeva lui dicendo che la sua vita era cambiata in maniera definitiva. Realizzò che le loro vite avevano preso due direzioni diverse e che alcune storie d'amore viaggiano lungo dei binari, sempre in qualche modo simili e vicini ma mai troppo per potersi toccare ed incontrare davvero.

Capì in un secondo che lei doveva andare avanti con la sua vita, che Luca avrebbe sarebbe sempre stato nel suo cuore ma che il loro amore così forte ed inesorabile non era semplicemente destinato ad essere. Si sarebbero sempre amati, moltissimo, ma solo da lontano. Avrebbero sempre pensato a tutto quello che avrebbero potuto essere ma che non sarebbero mai stati veramente. Si rivestì e uscì da casa di Luca di corsa, piangendo. Piangendo mentre correva verso la stazione e prendeva il treno, stretta nella sua giacca nera, rigirando il suo bellissimo anello di fidanzamento attorno al dito e ripercorrendo il loro amore mentre Torino si allontanava, al di là del finestrino del treno, che correva lontano e veloce sui binari, gli stessi binari che erano tanto simili alle loro vite e al loro amore.

immagine da forkkn.com

sabato 26 settembre 2015

Sentirsi soli? o forse no...






















Io e la solitudine non siamo mai andate tanto d'accordo. Non mi è mai piaciuta quella, sempre un po' saccente e precisina, mi ha sempre un po' squadrato dalla testa ai piedi con fare sprezzante. Ho cercato di tenerla lontana tantissime volte, tradendola con ogni persona, con ogni amicizia, con ogni sguardo, ma la verità è che siamo sempre state una coppia di fatto.
Siamo sempre state indivisibili, fin da quando da bambina mia sorella mi trascinava a giocare con i suoi amichetti nel cortile di casa dei miei, ed io mi sentivo diversa, esclusa, la palla al piede. Mia sorella doveva badare a me e preoccuparsi che non frignassi troppo anziché giocare a “Chi ha paura dello sparviero” con i suoi coetanei.
Io e la solitudine abbiamo avuto un rapporto strettissimo alle soglie dell'adolescenza, quando conobbi quella che pensavo essere la mia amica del cuore per tutta la vita, Elisabetta. Quest'ultima dopo avermi giurato fedeltà eterna passò alla fazione opposta ( a cui inizialmente insieme a me aveva dichiarato guerra), quella delle “bellone” per diventare la grande, grandissima amica della ragazza più popolare della scuola. Allora la solitudine venne da me, mi abbracciò forte, mi diede una pacca sulle spalle e ce ne andammo a braccetto ( a mio malgrado) per i successivi due anni.
La solitudine è sempre stata un po' gelosa di me, ogni volta che conoscevo un ragazzo carino e simpatico quella mi suggeriva battutacce acide per farli scappare e così poteva avermi tutta per se.
Durante i primi anni del liceo la solitudine prese il sopravvento: si metteva le mie scarpe, i miei vestiti, stava sempre con me a studiare, a guardare mtv e un sacco di bei programmi in televisione.
Dopo aver passato parecchi lustri con lei decisi che questo rapporto era arrivato alla frutta, avevo bisogno di nuovi stimoli, di nuove amicizie. Purtroppo ogni volta tutte le persone che frequentavo non reggevano il confronto con lei, gli altri erano troppo superficiali, troppo belli o troppo brutti insomma troppo e basta. Tuttavia avere a che fare con lei non era affatto semplice:mi metteva in soggezione: stava in silenzio per troppo tempo, o a volte faceva tantissime domande, a raffica senza darmi il tempo di rispondere o di pensare. Diceva cose complicate o scomode e di starla a sentire proprio non avevo voglia. Ma più la respingevo, più le situazioni mi portavano a pensare che dedicarle del tempo fosse indispensabile e irrinunciabile.
Imparai col tempo che non possiamo cambiare gli altri, possiamo cambiare il modo con cui noi ci relazioniamo agli altri. Questa scoperta mi portò ad avere un rapporto meno critico con la solitudine: iniziai ad uscire con lei, iniziammo ad andare in centro a fare shopping, a prenderci un caffè ogni tanto e a parlare del più e del meno come due grandissime amiche.

Oggi per me è diventata un'incredibile fonte di ispirazione, credereste che quello che sto scrivendo me l'ha dettato lei, se ve lo dicessi?

foto da Studcenter.com

domenica 26 luglio 2015

C'est quoi l'amour? Cos è l'amore?


Mi è capitato ultimamente di leggere un post online che mi ha incuriosito moltissimo (lo trovate qui) che trattava delle frasi famose di alcuni film piuttosto celebri che avevano come tema precipuo l'amore.
L'articolo unisce alcune delle mie tematiche preferite: i sentimenti, il cinema e le frasi e racconta l'amore attraverso 10 pellicole: ho scelto di citarne solo alcune perchè secondo me sono le più significative e sono anche quelle che mi hanno maggiormente colpito.




Cos'è l'amore? Nel tempo è stato oggetto di moltissime valutazioni, misurazioni, opere letterarie. Di certo non è facile da definire ma sicuramente su Grazia.it ho trovato degli spunti interessanti.

L'amore è follia, conoscere ogni dettaglio, ogni espressione, ogni centimetro di pelle di una persona (500 giorni insieme). E' arrivare a odiare le stesse cose che ci hanno attratto di lei/lui o magari non riuscirci affatto, pur volendolo, perchè si è troppo innamorati (10 cose che odio di te), uscire dal proprio guscio e rivestire la parte dei protagonisti (Sabrina).
L'amore è riconoscere che si vuole di più o che una data persona merita di più (Elisabethtown): che spesso è la scusa più utilizzata per mollare qualcuno, ahimè!
L'amore è essere disposti a tutto: a perdonare, a tradire, a fare compromessi per salvare un rapporto a cui si tiene (Closer), amare è creare una dimensione in cui non siamo più individui isolati ma parte di un insieme perfetto che si chiama "noi" (I ponti di Madison County).



Ecco io credo che al di là di quanto i film dicano non esista una definizione unica e univoca dell'amore ma che ognuno debba creare la propria, su misura per sé e per il proprio personale vissuto. Certo le pellicole cinematografiche possono darci una prospettiva diversa, un'alternativa a quanto stiamo vivendo o abbiamo vissuto ma non esiste a mio avviso un assoluto che vada bene per tutti o che vada bene sempre e comunque. Solo il cambiamento è una dimensione costante, l'amore per essere costante nel tempo richiede impegno, rispetto e dedizione.



immagine da lets-go-to-the-movies.tumblr.com/tagged/Pretty-Woman

venerdì 10 luglio 2015

apparenza



C'è una strada dove vedi un burrone,
l'uomo nero dietro il portone.
Pioggia come un mare di seta,
scivola liscia ma in realtà è pietra.
Sotto la lingua sento il sale,
vuoto il cuore dentro il mare.
Così nulla è quel che sembra,
sgombra la mente, vana la penna.




venerdì 5 giugno 2015

Un pò di felicità




Era il tipo di donna molto evidente, una di quelle che attrae l'attenzione e gli sguardi degli uomini e, spesso, anche l'antipatia di tutte le altre donne.
Lunghi capelli lisci e sguardo da gatta mordeva la vita, si prendeva tutto quello che poteva, pur non sapendo cosa desiderasse davvero, spinta solo dall'idea di vincere e di raggiungere il bersaglio.
E il bersaglio era sempre un uomo diverso, l'ennesimo che pendeva dalle sua labbra, che faceva quello che lei voleva, che diventava schiavo di una bambina.
Perché il suo atteggiamento, come spesso accade per le donne molto “evidenti”, era il frutto di un'infanzia infelice, senza sentimenti né tenerezze.
I genitori l'avevano lasciata crescere coi nonni, sempre troppo presi dal lavoro per occuparsene. Così lei era diventata un catalizzatore di attenzioni. Era seduttiva come un gatto, sinuosa e inafferrabile. Ma il suo atteggiamento l'avrebbe portata a sentirsi sola. 

Al bar un giorno aveva conosciuto Stefano, sorriso sghembo e occhi tristi.
Scosse la testa e in quel momento il suo profumo e il suo sorriso occuparono tutta la stanza, lui si voltò a guardarla, ma non disse nulla.
Lei lo guardò, occhi negli occhi, per un interminabile istante. Poi distolse lo sguardo.
Lui sentiva che doveva parlarle, non poteva lasciarsi scappare una così...Non importava nulla che ci fosse Mara a casa ad aspettarlo, non mi importa, voglio solo parlarci e basta, pensava tormentandosi il colletto della camicia.

“Ciao, vieni spesso qui?” Che frase scema ho detto, pensava Stefano.
Lei, guardandolo come Paris Hilton potrebbe guardare un mendicante, gli lanciò uno sguardo sprezzante e disse:“Vedi tu, ci lavoro!”
“Eh già!” disse lui, toccandosi la nuca nervosamente e desiderando sparire in quel momento.
Nel farlo, spuntò il rolex dalla manica della camicia. Come una gazza ladra attratta dal luccichio degli oggetti, Bianca notando l'orologio, gli allungò uno scontrino piegato in quattro, gli toccò il braccio e disse:
“Tieni! E' per te". Era il suo numero di telefono.

Quello fu l'inizio di una storia di passioni pazze. Di corse sotto la pioggia per nascondersi da Mara, di lunghissime riunioni in azienda che trattenevano Bianca e Stefano in qualche letto d'albergo, di regali costosi che lei riceveva, di folli notti e di decisioni avventate.

Una sera Bianca prese una decisione.Si passò il gloss sulle labbra carnose, un occhiata veloce allo specchio - sapeva di non averne bisogno - stretta nel suo abito di jersey blu e si diresse verso casa di Stefano.
Disse a Stefano che voleva di più.
“Sono stanca di fare l'amante, sono stanca di essere sempre la tua seconda scelta. Baby non può stare in un angolo”.
Era fatta così, nei momenti difficili era solita fare citazioni da film più o meno famosi e quella volta era toccata a Dirty Dancing.
“Te l'ho detto, non posso dire nulla a Mara. Lei mi ama! E poi mi ammazza se scopre tutto. E abbiamo il mutuo da pagare, me lo dici tu come faccio?”
“A me non me ne frega nulla del mutuo. O stai con me o stai con lei. E se non glielo dici tu lo faccio io Stefano, cosa credi che non abbia il coraggio?”
“Tesoro lo sai che io amo solo te” le disse, accarezzandole la testa.
“Non mi toccare, mi fai schifo” disse lei uscendo dalla macchina e correndo via.
“Ma dove corri? Bianca!!”
Uscendo dall'auto, Stefano vide Mara in lacrime che lo guardava fisso e scuoteva la testa.
“Perché mi hai fatto questo?”, disse lei con la voce spezzata.
“No, Mara, ma io quella non la conosco nemmeno”.
“Senti, smettila di prendermi in giro. So tutto. Sono mesi che ti seguo” disse portandosi una mano sul ventre.

Nove mesi e la vita di Mara sarebbe cambiata per sempre. Quella di Stefano cambiava in quel momento, mentre risaliva in macchina e si metteva alla ricerca di Bianca. Ma Bianca correva lontano, come sempre alla ricerca di un po' di felicità, senza però mai sapere in che posto cercarla.


Immagine da Etsy.com

venerdì 1 maggio 2015

Confusa e felice




Aveva aspettavo quel momento da moltissimo tempo, da quando si era accorta che le piaceva, che pensava ai suoi discorsi intellettualoidi costantemente, al suo anello al dito indice, all' improbabile taglio di capelli. Si sarebbero incontrati finalmente. Lui l'avrebbe guardata negli occhi e le avrebbe detto che la desiderava da tempo, che non faceva altro che pensare a lei, che lei era l'unica per lui.
Così si incontrarono.
Lui la giacca di lino beige, l' anello all' indice e le fossette ai lati della bocca. Lei i capelli sciolti, la borsa nuova e un mare di buone speranze .
Con la punto nera si diressero verso il castello di Rivoli, che era il posto delle coppiette, dove ci si scambiava promesse d'amore e ci si confidava segreti inconfessabili: un posto promettente insomma, da cui erano iniziate tantissime storie d'amore.
Marta fissava il movimento del portachiavi che pendeva dalla chiave infilata nel quadro di accensione: un movimento ondeggiante, che la tranquillizzava.
Intanto faceva la sostenuta, recitando una parte che era sua già da alcuni mesi, da quando l'aveva conosciuto.
Non deve sospettare che mi piaccia, non deve pensarlo non deve vederlo nei miei occhi. Altrimenti diverrei vulnerabile e stupida.
Così per mesi aveva volutamente risposto in ritardo ai messaggi che lui le mandava, fingendosi incurante e distaccata. Ma più aveva bisogno di fingere distacco, più si rendeva conto di quanto si stesse innamorando di lui, senza nessuna difesa.
Così quando l'auto si fermò, in cima al castello e si guardarono negli occhi lei si sentì confusa e felice, proprio come canta Carmen Consoli, senza difese, senza armi.
Si baciarono, ma fu un bacio frettoloso e senza troppo trasporto.
A quel punto lei, fermando le mani nervose di Luca che la accarezzavano in maniera casuale, gli disse:
“Aspetta un attimo, che cosa siamo noi?”
Lui, guardandola con lo stesso sguardo di un condannato a morte davanti al plotone di esecuzione, si fece indietro e disse che non aveva tempo per una relazione seria, che per lui la carriera era troppo importante, che sapeva che nella sua vita avrebbe avuto successo e che nei suoi progetti non c'era posto per l'amore, che avrebbe potuto dirle che l'amava per ottenere "quella cosa lì" ma che non l'aveva fatto. Era stato sincero e le aveva detto la verità.
Lei le disse “ho capito” fingendo indifferenza, guardando fuori dal finestrino e mentre gli diceva:
“portami a casa” sentiva che il cuore le si stava spezzando in mille pezzi e che non sarebbe più stata la stessa, dopo quella sera.


domenica 26 aprile 2015

E se i contrari non esistessero?


Sono cresciuta con l'idea che la realtà fosse una dimensione in cui esistessero solo contrari perfetti: giusto/sbagliato, vero/falso, buono/cattivo.
Così ho imparato per analogia a pensare e a credere che nella vita e nella realtà abbiamo sempre solo due alternative: stare o andarsene, accettare o rifiutare, assecondare o combattere.
Ho imparato col tempo che nulla è mai davvero così. Forse solo nella mente dei bambini ci sono i piccoli e i grandi, le verità e le bugie, i buoni e i cattivi.
Ma questa realtà non esiste, forse agli adulti fa solo comodo mostrarla ai bambini perché non abbiano troppa paura del mondo.
Mi ci è voluto molto tempo per capire che non ci sono opposti perfetti, che ci sono mille mondi possibili, mille alternative nella vita e quando ci si trova di fronte ad una scelta. Ho capito che non ci sono scelte totalmente giuste o totalmente sbagliate perché tutto è costantemente in evoluzione: la realtà che ci circonda, il nostro modo di percepirla ma soprattutto noi stessi.
La realtà è fatta di varianti imperfette e in costante evoluzione.
In una dimensione così poco fissa l'unica costante è la nostra capacità di adattamento. Forse, se imparassimo ad accettare che la realtà non è fatta di grandi contrari ma di molteplici alternative, il mondo potrebbe fare meno paura non solo ai bambini ma anche a noi.

sabato 7 febbraio 2015

Cambi di rotta


Negli ultimi giorni mi è capitato di perdere un'occasione che aspettavo da un pò, su cui avevo investito tempo, energie e soldi. Al di là di quanto mi è direttamente successo, questo è diventato occasione per riflettere su tutte le volte che nella vita si cambia strada, per un motivo o per un altro. Sarà successo a tutti: prendere una decisione, una direzione e poi essere costretti a deviare oppure cambiare idea senza un motivo preciso ed andare da qualche altra parte.
Certi cambi di rotta sono nostri, altri dovuti al caso, al destino, al transito di Saturno in opposizione forse. Ma la causa non è poi così importante.
La deviazione, le strade prese per un motivo fortuito o perché una strada è stata interrotta o sospesa hanno un senso perché ci dicono molto di noi, di come sappiamo affrontare gli ostacoli, i cambi di direzione inaspettati.




domenica 11 gennaio 2015

Cosa ti sei messa in testa?

Ecco qualche consiglio su come rimediare ad un taglio disastroso che il parrucchiere vi ha fatto.


Volevate un taglio stile Meg Ryan in “Innamorati cronici” ...


ma vi siete ritrovate come Skunk Anansie?


Purtroppo può succedere. Ora il danno è fatto e, ahimè, non si può tornare indietro. L'aspetto positivo è che cresceranno! Nel frattempo ecco qualche consiglio per sopravvivere al tempo che occorrerà perché tornino come prima.

Se i capelli sono ancora abbastanza lunghi da poterli legare, ovviate al problema raccogliendoli in una coda: soluzione temporanea ma almeno abbastanza efficace per limitare i danni..


Ricorrete a una piega mossa: è un buon modo per camuffare un taglio troppo scalato e lunghezze non proprio regolari.


Se invece il vostro taglio è corto, ma talmente corto da non riuscire a raccogliere nemmeno una ciocca, dotatevi di tanta pazienza e aspettate che crescano! Nel frattempo:

Usate forcine e mollette per tirare su i capelli, in modo che sembrino raccolti.


Mangiate mandorle: studi scientifici dimostrano che aiutano a far crescere più velocemente i capelli

Ricorrete ad un cappello: buon rimedio per lo meno per quando uscite: non solo nasconderete il taglio, ma risulterete molto trendy e misteriose


Ultimo consiglio è quello di utilizzare delle extension: considerate che sono piuttosto costose quindi, a mio avviso, meglio utilizzarle come ultima spiaggia e solo in situazioni davvero disastrose!