venerdì 30 dicembre 2016

Love is a losing game

 
 


Oggi voglio parlare di questa donna qui. Questa bruna tutto pepe, tutta droga e tutto alcol che si chiamava Amy.

Tempo fa ho visto un film su di lei che univa stralci di interviste, conversazioni, vita reale vissuta. Era bella. Ma di una bellezza insolita, non convenzionale, fuori dal comune. La sua bellezza passava attraverso il suo sguardo, soffiava tra le sue corde vocali e veniva fuori graffiando così. Ho visto più volte filmati in cui cantava con la semplicità con cui una casalinga laverebbe i piatti: sembrava così naturale e immediato, come se tutti potessero cantare allo stesso modo senza alcuno sforzo.

Aveva un'energia strana dentro forse anche un po' sinistra, e per chissà quale motivo una tristezza proprio in fondo all'iride nell'ultimo angolo dell'anima. Uno stile tutto suo, di essere, di vestirsi, di essere presente.

Era una stella, nel corpo di una ragazzina della provincia inglese. Non direi che avesse una gran voglia di comparire, la musica per lei era essenzialmente un modo di esprimersi, un modo per tirare fuori la sua interiorità. I primi testi semplici ma intensi. Poche parole e tanta sostanza. Era così Amy.

Col suo parruccone nero stile Marge dei Simpson, il trucco deciso e il tubino aderente. Trasmetteva sicurezza, decisione. Saliva sul palco e sapevi che nessuno avrebbe potuto dimenticarsi di lei o non notarla. Eppure, una tipa così forte e decisa era estremamente fragile e debole. Questo succede spesso. Nella vita mi è capitato sovente di conoscere donne così. Fortissime, coraggiose e decise ma poi anche così deboli quando si trattava di cuore e sentimenti. Sarà che l'amore ci rende fragili tutti? Sarà che era solo una facciata? Sarà che quel parruccone e la riga nera d' eyeliner erano un'armatura per nascondere la vulnerabilità di un cuore che si muoveva come il vento?

 
Non so perché sul finire dell'anno mi venga in mente proprio lei. Mi è capitato spesso di sentirmi fortissima. Ma di scoprirmi debole nell'amore. Mi è capitato di dare tutto e avere nulla. Pensare di poter acciuffare delle ali di farfalla e rimanere con un pugno di mosche. Mi è capitato di sentirmi ferita. Mi è capitato di sentirmi delusa. Brutto eh. Ma la delusione ci insegna che a qualcosa o a qualcuno ci si crede veramente, fino in fondo. Ci dice cosa è importante per noi, a cosa attribuiamo un valore. La risposta o il ritorno non dipendono da noi. Ci si mette nelle mani dell'altro e si attende magari un sì. E magari tu hai messo il tuo cuore in mano a qualcuno e hai ottenuto solo una spremuta di sentimenti. Fa male. Ma nulla è vano. Magari hai imparato che puoi amare così. Magari la tua strada non era quella. Magari c'è qualcuno che ti aspetta da qualche parte, qualcuno o qualcosa di meglio. Amy cantava che l'amore è un losing game, un gioco in cui si finisce per perdere. Non so se sia così. Non mi piace vederlo in questa maniera. Credo che lei vivesse tutto in modo così intenso e radicale che non potesse tollerare una perdita o una sconfitta. Lei esisteva solo quando vinceva. Ecco perché, secondo me, non è sopravvissuta a se stessa. Non so cosa sia l'amore ma so come vorrei viverlo e come vorrei che fosse per me.



Tempo fa ho perso. Ho perso di brutto. Ho accettato la sconfitta, fatto un passo indietro e lasciato il campo libero. A volte, in qualche bizzarro modo, si vince così: mettendosi da parte. Qualcuno mesi fa mi ha detto a volte perdere è vincere. Una frase complicata che io leggo in molti modi diversi. A volte l'unico modo in cui puoi uscire da certe situazioni è arrendersi. Arrendersi all'evidenza che quello li non ti voleva. Non voleva te. Pace. Sono ancora qui e sono in piedi e sono viva: non è già un gran risultato?

Oppure si può leggere in una maniera un po' più zen e mistica: se hai perso in una data occasione allora la strada non era quella. Doveva andare così. La vita e il tempo ti mostrerà la direzione da percorrere, quella che va bene per te.



Quindi cara Amy, se tu potessi leggermi da lassù o dal paradiso delle grandi stelle del jazz ti direi così: non hai perso nulla. L'amore viene da noi solo quando è il momento, quello che non otteniamo non è sulla nostra strada.

martedì 27 dicembre 2016

Diventare grande





La notte di san Silvestro alle porte ed io mi fermo un attimo a pensare a questo 2016 che se ne sta andando. Un anno pazzesco in cui ho vissuto mille vite diverse,  in cui sono cresciuta. Un anno che mi ha visto prima su un piedistallo e poi precipitare giù dalla stessa altezza, dritta dritta in un burrone. E poi mi sono rialzata. E sono caduta un sacco di volte e ad altre mille ho ricominciato da zero. Un anno in cui mi sono sentita spesso sola e lo sono stata. Ma da sola ce l’ho fatta, rimettendomi in piedi, un piede davanti all’altro continuando a camminare, come sempre controvento.
Un anno in cui sono passata da un dolore incredibile. Per imparare che il dolore è la chiave per aprire un sacco di porte, per scoprire mondi sconosciuti ed inaspettati, che diversamente non si avrebbe magari occasione di conoscere. E porte si sono chiuse, alcune le ho chiuse io forzatamente.  Porte chiuse (a volte in faccia) porte aperte, porte che si potranno aprire.
Ho conosciuto un sacco di persone.  Alcune hanno prestato orecchio alla mia storia, altre hanno asciugato le mie lacrime, altre ancora mi hanno fatto ridere ed io con loro. Ogni persona incontrata mi ha insegnato qualcosa. 
Con ognuna di loro ho fatto un pezzo di strada. Alcune di esse si sono irrimediabilmente allontanate, purtroppo. Altre chi lo sa . C’è chi mi è stato vicino, molto vicino per un po’. E poi se n’è andato via.
Se ogni persona che ci lascia si porta via pezzi del nostro cuore, ci sono pezzi di me che vagano per il mondo. Ma il cuore è ricostruibile, come si fa con i pezzi del lego?
C’è comunque anche  chi, grazie al cielo, è entrato ed è rimasto nella mia vita e a farlo uscire non ci penso proprio, gli amici e soprattutto le amiche: veri angeli custodi, sempre al mio fianco come eterni compagni di viaggio.
Ho condotto quest’anno pensando spesso di essere come un vaso di ceramica con una crepa profonda, profondissima che scava dentro, una frattura che mi ha cambiato per sempre e da cui non possono prescindere nè il mio modo di vedere le cose nè tantomeno le scelte che faccio e che farò.
Poi ci ho riflettuto ancora un po’ e sono giunta alla conclusione che certe fratture sono come le tele di Fontana:


 sono quei graffi , quei tagli a contraddistinguerle, a renderle uniche ed inestimabili. Da quelle fratture passa la luce. E così, quando un dolore profondo vi attraversa e vi porta via, potete fare come me e pensare che non siete rotti ma vi è stata semplicemente data un’occasione per crescere.
Mi dico insomma che il dolore è stato solo uno strumento per diventare grande. E così sono sicura che l’anno nuovo saprà sorprendermi, esattamente come quello che sta finendo.



domenica 18 dicembre 2016

Amori psicopatici



E arriva il natale e i parenti che ti chiedono come va, se ci sono novità...e tu di novità non ne hai da raccontare. E ti senti a metà tra Bridget Jones e un adolescente alle prese con gli spinaci infilati nell'apparecchio fisso tra i denti.
E di cose potrei raccontarne a dire il vero, tutte cose successe a me e a mie amiche. Che lì fuori ci sono dei tipi incredibili, dei portatori sani di follia e psicosi.
Quelli che se gli mandi un sms ti immaginano già sposata con loro, due cani, tre figli e una staccionata bianca attorno alla casa in campagna.
Quelli che si guardano nudi allo specchio, si piacciono e si dicono "mi ti farei" in pieno stile Buffalo Bill.
Quelli che ti invitano a cena salvo poi chiederti due euro per il caffè.
Quelli che hanno avuto un pessimo rapporto coi genitori, che sono anaffettivi e con grosse difficoltà nell'intimità.
Quelli che sono degli intellettuali, pieni di interessi, musicisti e magari plurilaureati che al momento clou si tirano indietro perchè devono studiare per l'esame di solfeggio.
Quelli troppo gelosi che ti seguono sotto casa ti controllano il cellulare e ti picchiano. Ma questo non è amore. E' controllo, follia, violenza.
Quelli che ti vogliono sì, ma solo in determinate condizioni: tacchi a spillo, pizzi e capelli lisci.
Quelli che si sei carina, ma sei troppo razionale e poi con la mia fidanzata c'è più feeling (e tu lo scopri dopo che era fidanzato).
Quelli che se arrivi in ritardo ad un appuntamento allora sei una che non sa organizzarsi, che non gliene frega niente, che non prende le cose abbastanza seriamente.
Quelli che ti scrivono alle tre di notte. Ci vediamo? dai ci vediamo? ci vediamo?
Quelli che fanno le foto alle donne con cui hanno un rapporto. E poi le foto le mandano agli amici su whatsapp.

E poi uno si chiede perchè sei ancora single. Perchè meglio sola che male accompagnata. Meglio che con chiunque solo perchè stare soli è difficile. Perchè io di questi amori psicopatici che sanno di plastica non me ne faccio nulla. Perchè se stare da soli è complicato stare con chiunque proprio non mi va.

martedì 6 dicembre 2016

L'altra parte di me








Ti penso spesso e ti vedo ogni volta che mi specchio.


La dolcezza triste del tuo sguardo del tuo volermi bene sempre, nonostante tutto e nonostante me.


E ricordo le tue mani lunghe e ingombranti gesticolare piano per cercare la parola giusta da dire. Il tuo sorriso grande, la tua risata, la cura con cui riponevi gli occhiali.


Ricordo che c'eri sempre per me, nonostante tutto e nonostante me.


Ed è una bugia quella che dicono, una bugia che diciamo al cuore che il tempo cura tutte le ferite. Perchè questa no, fa male ancora.


Il ricordo delle piccole cose che mi fanno pensare a te mi accompagna ogni giorno. Il tuo modo di parlare anni '50, le tue camicie, il tonno in scatola.


Ed in ogni schiena coi capelli brizzolati e il cappellino ho un tuffo al cuore, come se potessi davvero vederti, come se ci fossi fisicamente.


Io lo so che al mio somigliarti tanto certamente c'è un perchè, che io possa portarti sempre dentro senza mai perderti davvero.


E ti mando un bacio come si fa coi soffioni ci soffio sopra e lo spingo lassù da te.










sabato 3 dicembre 2016

Occhi di gatto








Non sarò mai una gattara. Dicevo così una volta. E non credo di esserlo nemmeno ora. Eppure la mia visione dei gatti è considerevolmente cambiata da due mesi a questa parte. Un animale che mi ha dato la stabilità e l'equilibrio che cercavo da tempo e che non avrei mai creduto di poter trovare in un felino di cui i più hanno una pessima considerazione. Sarà che le cose non sono quasi mai come sembrano e che finché non le vedi e non le provi da vicino non si può sapere veramente come potranno essere per te.
Penso che dai gatti si possa solo imparare.

Il senso di indipendenza e libertà ad esempio. Che se ti amano lo fanno perché hai saputo meritartelo. Il loro amore è condizionato. Un gatto non dimentica. E se ti ama lo fa perché si ricorda di te e dell'amore che riceve e delle attenzioni. Dovrebbe sempre essere così: poter scegliere di amare solo chi il nostro cuore se lo merita veramente.

La distanza. Un gatto ti cerca solo quando ne ha veramente voglia. Si avvicina solo quando lo decide lui.. Non puoi costringerlo a fare ciò che non vuole. Puoi volerlo vicino, prenderlo in braccio e pretendere affetto ma se non è a lui a volerlo, ciao. Non se ne parla nemmeno.

La ribellione. Che non importa quante volte lo sgridi, gli urli contro che non si entra nella doccia, che non si sale sul tavolo. I gatti se ne fregano. Sempre dritti all'obiettivo, al bersaglio. Le regole non esistono. Nulla frenerà un gatto da fare quello che desidera veramente, anche quando è sbagliato, anche quando sa di farti arrabbiare. Ho imparato così che non importa quante volte si cade a terra, se si desidera qualcosa bisogna prendersela. La sconfitta è solo uno stato mentale.

Arruffianarsi il prossimo. Sempre per perseguire i propri scopi il gatto utilizzerà la tattica dello sguardo ammaliatore. Che prima sale sul tavolo della cucina, mangia nel tuo piatto, ti fa arrabbiare abbestia e poi mentre tu stai li che gli dici di smetterla con un tono di voce della stessa intensità del sesto grado della scala Mercalli, si gira guardandoti con i suoi occhi da ruffiano e tu, inebetito da cotanta bellezza ed apparente ingenuità, lascerai che ti salga pure in testa a graffiarti le guance perché ormai sei innamorato.

L'amore. Che è un insieme di tutte le cose precedenti. E' concedere all'altro spazio, prendere i rapporti con la giusta distanza, quella che consente ad entrambi di respirare, di avere tutta la libertà per muoversi. Esserci solo quando lo si sceglie veramente, non per dovere.
Così quando il mio gatto si avvicina e mi guarda con quegli occhi da ruffiano, mi viene da pensare a quanto bene - inaspettatamente - gli voglio. E mi chiedo se anche con le persone possa essere così: che a furia di girarci intorno e fare le fusa uno si affeziona davvero e poi si innamora sul serio come è successo a me con lui.