Post più popolari

venerdì 23 febbraio 2018

Assolo

E mentre te ne vai, mentre questa malattia si porta via dei pezzi di te, di quello che sei stata io ti guardo da vicino e da lontano. E indosso un rossetto rosso acceso come facevi tu quando ero piccola, come fai ancora adesso. E vorrei poterti cullare piano piano dolcemente, come si fa con un bambino, come di certo avrai fatto tu con me un sacco di volte. E vorrei dirti che passerà tutto, passerà. Invece no. Non è possibile. E mentre mi sembra di perderti per sempre mi aggrappo a te, a quell'immagine perfetta che ho nella mente. A quella donna fortissima e bella, in cima a quei tacchi sottili. E spero di essere un pò come te, che quella forza tu me l'abbia trasmessa con l'esempio o tramandata in un pezzetto di DNA. E vorrei stringerti forte così da non poterti perdere, da non doverti perdere mai. Come se potessi trattenerti, congelarti in quello che sei. Ma non si può. E tutto scorre come in un fiume d'inverno l'acqua gelata e non si può fermare. Ma ancora sei qui e resto in quello che c'è, sto in quello che c'è ora e questa tristezza lontana e sottile la scaccio via, ci soffio sopra.

Angolini di Torino: Mabì

Un altro posto di Torino che amo è un negozietto delizioso, proprio dietro piazza Vittorio che ha capi che sembrano usciti dal baule della nonna. Dal gusto antico, che sanno di una femminilità elegante, dei tempi andati, quando le donne nascondevano un sorriso dietro la mano, uno sguardo ridente e fuggitivo - come avrebbe detto Leopardi. Il posto si chiama Mabì e dentro è tutto di legno. E sa di casa, di familiare, ti ricorda i pranzi in famiglia di fronte ad un caminetto scoppiettante. Il taglio dei vestiti è originale, esclusivo. Il personale molto gentile. L'arredamento essenziale ma unico: capi disposti in armadi di legno, panche come una volta, tappezzeria colorata sui muri e tanti specchi ma sapientemente nascosti tra il mobilio. E tende spesse e chiare.
Esclusivi anche i prezzi ma ogni tanto una follia è giusto concedersela, no?

Mabì
Via della Rocca 2/M
Torino

mercoledì 21 febbraio 2018

Perché sposerai la persona sbagliata

Perché Walt Disney e la storia di Cenerentola ci hanno trasmesso un'idea che non esiste: l'idea che ci sia una persona giusta. La verità è che siamo tutti sbagliati, tutti imperfetti. Che non siamo facili e che non è facile vivere con nessuno, anche se pochi sono disposti ad ammetterlo. Perché non accettiamo che l'amore ci renda vulnerabili. Perché è come dire alla persona che amiamo: ho bisogno di te e dipendo completamente da te. Perché siamo talmente abituati a nascondere quello che sentiamo che pensiamo che lo faccia anche l'altro e non riusciamo a fidarci . E siamo inseriti in questo circolo di mancanza di fiducia per cui l'altro è solo un nemico, pronto a ferirci alla minima debolezza.

Perché non riusciamo a considerare la possibilità che le opinioni divergenti dalle nostre non siano critiche volte a farci male. E se l'altro volesse aiutarci a crescere? Ad evolvere?

Perché facciamo difficoltà a vedere l'altro nella sua interezza e lo vediamo come o buono oppure cattivo, alla maniera dei bambini, dimenticandoci che le persone sono un insieme di cose e di aspetti positivi e negativi.

Perché pensiamo che un rapporto funzioni solo quando siamo in grado di accettare tutto, ma proprio tutto dell'altro. Invece abbiamo tutto il diritto di cogliere le crepe nel muro, le incoerenze, quei difetti seppur minuscoli che fanno parte dell'altra persona.

Perché pretendiamo troppo da quel rapporto di coppia e dall'altro, come se dovessero corrispondere a delle regole fisse, come se dovessero essere della "dimensione" giusta ma è una taglia che magari non abbiamo scelto noi.

Perché pretendiamo che l'altro ci capisca e senza bisogno di alcuna spiegazione. Perché non siamo disposti a dire all'altro come ci sentiamo e pretendiamo di essere capiti sempre e con i nostri tempi. E non accettiamo nemmeno l'idea che l'altro possa non capire affatto la nostra prospettiva.

Perché vediamo il rapporto di coppia come un luogo di competizione in cui deve vincere qualcuno, ma la coppia non può essere inserita in questo sistema di forze opposte dove c'è un vincitore e un vinto.

Perché la coppia significa rischio. Significa mettere il piede su un territorio su cui non abbiamo potere, su cui possiamo decidere solo in parte. Perché stare in due significa fare un investimento, lanciare i dadi sulla roulette e affidarci completamente a qualcosa che va oltre il singolo individuo e che è proprio la coppia.

Per cui no che non sposerete la persona giusta. Se siete fortunati troverete qualcuno di altrettanto sbagliato come voi che camminerà al vostro fianco e   vivrete insieme finché il rischio di vivere bene con lui/lei varrà più di ogni altra cosa al mondo.

martedì 20 febbraio 2018

Sarà un caso?


Alcuni sostengono che il destino non esista e che quello che ci accade sia solo il succedersi di eventi casuali. Se è così siamo il risultato della casualità su di noi. Quello che siamo però non è solo il frutto di quegli avvenimenti casuali, quanto piuttosto  il nostro modo di reagire a quell'insieme di eventi fortuiti. Siamo il risultato della nostra voglia di ricominciare, di mettere un punto e ripartire da zero. Di combattere per qualcosa, anche quando sembra che non ci sia più nulla per cui combattere. La differenza in questo mare di casualità che ci trasforma come l'acqua con i sassi del fiume è la capacita di cogliere delle occasioni in quelle casualità e di farne un punto di svolta nelle nostre vite.

Io comunque credo che un destino esista. Che ci sia un disegno. Che come nella "Storia infinita" ci sia un libro per ciascuno,  una sorta di canovaccio. E che qualcuno lo legga e riesca a coglierne gli snodi narrativi nel momento in cui prendiamo delle decisioni.
Forse non scoprirò mai qual è la verità. Ma in fondo non è questo quello che conta.
Crescere, imparare, imparare su di me. Accettare le cose che non dipendono da me, su cui non ho potere. Accettare che spesso o forse sempre le cose non vanno come desideriamo noi. Ma dobbiamo imparare a seguire la corrente. Essere fiduciosi che ce la faremo comunque, che ce la faremo sempre. E per farcela dobbiamo a volte essere pronti a lasciare andare. E comprendere che davvero le cose possono cambiare ma che il cambiamento richiede tanta energia,  forza e pazienza. Così che solo quando saremo davvero pronti a prendere una direzione la situazione intorno a noi sarà cambiata. E saranno i cambiamenti che si sono creati a renderci pronti ad inseguire quella direzione.

Quello che so è che scrivere è stato spesso negli ultimi tempi la mia ancora di salvezza, il mio sguardo rivolto al mondo, il mio sfogo. È parte di me, sono io sempre tra questi versi e questo strumento magico, eppure a volte vuoto, che è la parola. Io abito in quello che scrivo. E se la poesia etimologicamente significa "fare", faccio " cose" praticamente da sempre. Quindi la poesia anziché il posto del sottile e dell' impalpabile sembra invece essere l'origine di tutto. Alla fine conosciamo il mondo attraverso la nostra percezione di esso, attraverso il nostro modo di sentirlo, di esperirlo. E quindi forse i poeti e gli scrittori sono dei pionieri dell'invisibile, del percepito. Di tutto ciò che forse ancora non è ma potrebbe essere.

Il mio consiglio è quindi di seguire la corrente ma di trovare quello che è veramente vostro e non lasciarlo mai. E di seguirlo, ovunque vi porti.

giovedì 8 febbraio 2018

Quando tutto cambia

In questi giorni per motivi strettamente personali ho avuto modo di riflettere un pò sulla vita e sulla morte. Tutti la temiamo. Facciamo finta che non esista, che sia un accessorio. Ma non è così.
L'ho capito la prima volta che ho perso qualcuno di molto importante e ci sono tornata su proprio questa settimana.

La morte accorcia i tempi e mette tutto in una scala più piccola o forse più corrispondente al vero.

Mi sembra che la morte livelli tutto e metta ogni cosa al suo posto. È come una strana lente di ingrandimento per guardare il mondo o forse una specie di biscotto simile a quello che mangiava Alice per diventare grande o per rimpicciolirsi, a seconda dei casi.

Mia nonna diceva che l'unica cosa a cui non c'è rimedio è la morte. È come un fulmine che illumina la notte, un coltello che squarcia la tela, un buco in mezzo al cuore. È enorme e nera ed inesorabile. Di fronte ad essa non siamo nulla o forse siamo tutti troppo uguali.

E cosi le preoccupazioni, la rabbia, il risentimento vengono meno. Perdono significato e consistenza e divengono impalpabili. E ti rendi conto davvero che l'unica cosa che conta e che resta è l'amore. Le persone che ami. Le stesse che ti fanno arrabbiare. Sentirsi legati a qualcuno, sentire le proprie radici ben ancorate al terreno o meglio al cuore.
Siamo abituati a dimenticare la morte, ma per fortuna! E a comportarci come se le persone fossero eterne, come se fossimo sempre in tempo a chiedere scusa, a rimediare. Come se il tempo non esistesse, come se fosse una variabile di poco o di nessun conto.
Non è così. Non abbiamo tutto il tempo del mondo per recuperare. Non abbiamo tutto il tempo che vogliamo per dire ai nostri cari che li amiamo. Che per noi sono importanti, che hanno un posto in prima fila nel nostro cuore. E per sempre, in modo incondizionato.

Se amate qualcuno diteglielo. Fatelo ora. Non aspettate. Non aspettate domani. Non aspettate il momento giusto per fare quello che desiderate. Perché alla fine quello che rimane, quello che fa la differenza sono le persone che amate e quanto amore siete in grado di dare e di ricevere.
Amate e fate di tutto per essere felici. Inseguite la felicità e portatela sempre con voi.

sabato 3 febbraio 2018

George Gray

Avevo pensato di tradurre questa poesia invece preferisco partire da qui per fare qualche riflessione.
Il brano parla di coraggio e di paura. La paura di fallire in amore, nella vita, nella carriera. La paura come la giustificazione per le non scelte della vita. Una vita che è come una barca ferma in un porto.
E dall'altra parte il desiderio di partire, di salpare alla ricerca di un senso e di un significato. Alla ricerca di una strada da percorrere. La consapevolezza che solo affrontando le proprie paure e facendosi condurre dai "venti del destino" si può veramente trovare il senso.

In questi giorni mi sono chiesta se il coraggio è come un muscolo che può essere allenato, oppure se si tratta di una qualità con cui veniamo al mondo, come qualsiasi altro elemento del DNA: o ci nasci o niente.
Io credo che sia la vita, le scelte che compiamo, le sfide che affrontiamo a "cacciarci fuori" il coraggio.
Quindi sì, sono arrivata alla conclusione che il coraggio sia un muscolo speciale che alcuni hanno sviluppato di più semplicemente perché si sono trovati a doverlo usare più di frequente di altri.
La paura nelle scelte può essere un alleata, ma solo se la prendiamo come trampolino per arrivare più in alto, per superarci.

Ho visto tante persone spaventate dalla vita trincerarsi dietro il loro dolore e farsi forti delle sofferenze passate per giustificare delle mancate scelte nel presente.
Un' amica che ha sofferto molto per amore mi ha detto di aver capito che l'amore non esiste. Che ti innamori poi finisce e poi ti innamori di qualcun altro e poi finisce ancora. Può darsi che abbia ragione. Oppure no.

Ho avuto paura dell'amore per un sacco di tempo. Ho avuto paura di essere ferita, delusa, tradita (anche in senso metaforico) da persone, amici, fidanzati. Mi sono sentita come la barca di cui parla Edgar nella sua poesia. Ferma in un porto.

Poi ho realizzato che abbiamo tutti paura. Sempre. Ma che abbiamo due alternative:  scegliere di rimanere fermi per paura di quello che non conosciamo, di quello che non c'è, di quello che temiamo, oppure possiamo partire, lasciarci condurre dal vento - ovunque ci porti.