martedì 28 agosto 2018

Amore, tulipani e bellezza #826



Che succede se bacio tutti i difetti che hai imparato ad odiare?
se ci metto le mani sopra e le lascio ferme finchè il mio calore incontri il tuo
fino a scordarti che tra i nostri corpi ci sia mai stato dello spazio vuoto?
Che succede se amo tutto ciò che detesti
e se passo i giorni a sporcare i tuoi pensieri passati in centrifuga?
A mostrarti nuovi aspetti della stessa immagine di te
che hai incominciato ad evitare allo specchio?
Che succede se dico che tutto ciò che dicono è sbagliato
e riempio le tue orecchie di parole sincere
in una lingua che non usi più?
Che succede se pianto dei fiori nuovi
nelle parti di te che hai condannato e te ne insegno i nomi
mentre sbocciano?
Che succederebbe se ti chiedessi di non recederli e
di lasciare che i petali abbelliscano il terreno
mentre fai una piroetta dentro la tua vita?

Che succede se non dimentichi mai che non sei
null'altro che pura bellezza?

Tyler Knott Gregson

Qui, la versione inglese.


lunedì 20 agosto 2018

Dove non ci sono regole, ascolta il cuore


Mi faccio una fracco di domande. sempre. da sempre. troppe? forse. ma sono io. anche quando quest'essere me significa essere incasellata e ficcata dentro una scatola, a forza.

quando penso tanto, troppo... rallento. mi fermo. ascolto il mio respiro, la mia pancia. ritorno a me. ritorno qui. acchiappo la scimmia che si aggrappa alle liane della mia mente e le accarezzo un po' la testa. l'abbraccio e le dico di stare tranquilla, che non c'è nulla da temere.

A volte sto con me. mi ascolto. navigo dentro di me, stringo amicizia con i demoni che abitano dentro di me. Concedo loro lo spazio per esprimersi ma cerco di far in modo che non vincano la mia partita. e nel gioco che è la vita non accetto di partecipare, mi accontento solo di vincere.

Più cresco (invecchio) più mi rendo conto che tutte le certezze che avevo un tempo non ci sono più e forse è questo diventare grandi, imparare a convivere con le incertezze, con le paure, con le domande. ma scegliere di andare avanti lo stesso. imparare a ridere in mezzo alle lacrime, imparare ad accettare le imperfezioni, capire che è sempre l'amore la risposta e la cosa che conta più di ogni altra sempre. che finché è l'amore a guidare le nostre scelte non può accadere nulla di brutto.

Cerco sempre di entrare dentro le cose, di capirle, di afferrarle, di definirle. ma anche qui è uno sforzo inutile. a volte le cose non possono essere capite. e dove la ragione non può arrivare è li che vince il sentimento. dove non ci sono regole ascolta il cuore.

E più passa il tempo più realizzo che la ragione cerca solo colpevoli e perimetri. che siamo tutti la stessa cosa. tutti soffriamo. tutti lottiamo contro qualcosa o contro qualcuno. tutti ci siamo sentiti soli, incompresi, non amati. tutti ci siamo sentiti "quello sbagliato/quella sbagliata". è come se tutti vivessimo un po' la stessa vita, forse in momenti diversi. Questo significa amare: accettare le contraddizioni senza farsi spaventare. accettare le cose che non possiamo capire o spiegare perché alcune cose sono così e basta e perché cercare definizioni non ci aiuta a comprendere veramente.

A volte fuggo da me. cerco gli amici, do loro la fiducia che non so darmi. chissà forse mi tornerà indietro prima o poi. e cerco una risposta nelle vite degli altri, nelle loro storie. come se ci fossero delle regole, dei binari lungo i quali muoversi. ma non esistono. nessuno può vivere la mia vita, nessuno è come me. io non sono gli errori che hanno commesso gli altri, la mia vita è la mia.

E la vita è, come direbbero gli inglesi, terrific: magnifica, meravigliosa, anche quando fa paura.

lunedì 6 agosto 2018

Il disagio dell'aragosta



Qualche giorno fa, una cara amica mi ha mandato questo video in cui Abraham Joshua Twerski, uno psichiatra, parla del "disagio dell'aragosta" . La storia di questo crostaceo è molto curiosa.



L'aragosta al suo interno è molle. Il guscio serve proprio a proteggerla ma, al momento della crescita, diventa un ostacolo per l'animale, perché lo costringe a stare in uno spazio stretto. L'unico modo per crescere è liberarsene. Quindi l'aragosta si nasconde, si libera dal guscio e ne produce uno nuovo, dove stare più comoda.
E' proprio il fatto di sentirsi stretta a far sì che l'aragosta cambi e produca un guscio nuovo.

La storia dell'aragosta insegna tre cose:

1) le nostre corazze ci proteggono ma a volte diventano un ostacolo al cambiamento
2) a volte l'unico modo per cambiare è liberarsi dai nostri "innati meccanismi di difesa" e costruirsene di nuovi, specie quando le condizioni intorno a noi si modificano
3) una situazione di disagio (fisico, emotivo) può essere un incredibile colpo di fortuna perché può diventare un momento di crescita.

Quello che mi stupisce è come per diventare più forte l'aragosta, come tutti noi, ha bisogno di deporre le armi e accogliere temporaneamente la propria fragilità e debolezza. A volte occorre accettare le proprie paure per trovare un antidoto ad esse.