martedì 25 settembre 2018

Taste of me





scrivo perché sono io non importa come, non importa il resto

scrivo per fuggire da una realtà che a volte mi sta stretta

scrivo per fuggire da me e ritrovarmi tra le parole e l'eleganza dei versi

scrivo per trovare risposte

dar fiato alle domande

scrivo per trovare un senso

scrivo perché sarebbe la cosa che desidererei di più se mi venisse negata

scrivo perché la vita mi ha sempre portato a questa deriva di solitudine amara

e non ho mai voluto assaggiarla, ma ho capito che non cambierà mai nulla

se non la se non la addento almeno un po', se non diventa parte di me.

cioè scrivo per non fuggire.


Ispirato da questa lettera di Rilke a Ferdinando Pessoa

giovedì 20 settembre 2018

Luce


Ogni giorno morirò un pò,
per uno o due minuti soltanto.
Per tutto quel tempo, smetterò di esistere ed essere. finirò di avere un posto su questa terra.
E ricomincerò da quello che non sono più.
mi troverò un nome
mi porterò verso nuovi lidi e nuove spiagge
non sarò più io. o forse si.
sarò una me che non conosco, che va nella direzione dei propri desideri.
avrò un nuovo taglio di capelli
sorriderò di più e porterò i tacchi
come se dovessi conquistare il mondo.
ma quel mondo da conquistare invece sono io.

e mi farò domande per un'ora soltanto
e poi smetterò.
fingendo di trovare tutte le risposte
che mi mancano
e che forse non avrò mai

giungerò ad una nuova visione di me
e delle cose
ma sarò io a possedere quel tempo, quel minuto.
non saranno gli altri

e camminerò sulle dune sabbiose
affondando il piede nella terra calda e sottile
sottile come il vento

le vesti azzurre che mi toccano il corpo e che toccano il suolo

sarò oltre di me
sarò oltre questa realtà in cui mi sono inscatolata

in quel minuto per quell'istante sarò libera.
sarò felice
irradierò luce.
irradierò me.

lunedì 17 settembre 2018

Facciamo che

Facciamo che la storia bella siamo noi
Quella su cui non c'è nulla di cui sparlare
E che tutti invidiano
Facciamo che noi ci amiamo
E degli altri chissenefrega
Facciamo che passiamo le domeniche a dormire fino a tardi
A fare niente a vivere quello che c'è
Ad esser contenti di un niente
Che per noi è tutto.
Facciamo che siamo come
Le canzoni di Pino Daniele
E gli occhi dell'amore
I baci e a tazzulell' e cafè
Facciamo che non c'è nessuna notizia da raccontare
Perché le cose belle non fanno notizia
Facciamo che siamo noi
E siamo belli come nessun altro al mondo.
Facciamo che quando ti dico "ti amo"
È primavera
Sbocciano i fiori
Gli iceberg si sciolgono
E la cattiveria del mondo se ne va a dormire.
Facciamo che è una magia
Senza collocazione e senza tempo
E che ogni volta che ti guardo
Non capisco dove inizi tu
E dove comincio io.
Sarà che quel ti amo
È come una circonferenza
Che ci unisce
E non finisce.

mercoledì 12 settembre 2018

Un inno alla vera parità di genere

FEMMINICIDIO...

"Se nascono troppi maschi verrà la guerra",
dicevano le nonne.
Le donne non si toccano nemmeno con un fiore"
Ma se mi piacciono i fiori
mica si può dire
che sei subito frocio e alla visita militare ti mandano dallo psicologo.
“Non piangere come una femminuccia"
Fai l'uomo.
Dimostra di avere le palle.
Chi porta i pantaloni?
Mica ti puoi vestire di rosa,
commuoverti per i film romantici,
amare le poesie sdolcinate,
fare le vocine flebili,
danzare a occhi chiusi,
cantare in falsetto.
Mica puoi giocare con le bambole,
imparare a cucire,
fare a maglia,
portare i capelli lunghi
o mostrarti nudo alla vita.
Tu devi essere uomo
come si conviene.
Tutto il resto è roba da culattoni, invertiti, pederasti, effeminati, gay, omosessuali, checche.
E in ogni caso
prima le signore,
e così via.

Tutte le donne che mi hanno educato:
mamme, maestre, fidanzate, mogli, professoresse, catechiste, nonne, zie e vicine,

complici di tutti gli uomini che mi hanno educato.
Padri, nonni, zii, cugini, amici e compagni
tutti,
non hanno che compiuto il delitto di uccidere
la donna che è in me.


 Pezzo a pezzo.
Nient'altro mi avete insegnato.
Ed è un miracolo per questo
che io sia cresciuto uomo
che non uccide le donne fuori di sé.
Mica do colpe,
no,
ma un assassino è un assassino
E basta.
E femminicidio è una brutta parola
di cui siamo tutti vittime.
E questa è una poesia antipatica
e fastidiosa, a nessuno piace scoprire
che abbiamo sbagliato tutto.
E cambiare si può.
Si deve.
Per salvare una donna
lascia che due uomini si sposino
Lascia che un uomo pianga,
che un uomo non debba nascondersi quando soffre.
Lascia che un uomo sia libero di fallire.
Per salvare una donna
salva un uomo.

Andrea Melis

martedì 4 settembre 2018

Il momento


Una donna attraversa la strada. E' mattina. Una fredda mattina tra la nebbia torinese. Piove e Audrey si copre con un impermeabile rosso. I suoi occhi sono limpidi al punto che non riesci a crederci che possano dire bugie. Come quelle bambine coi calzini col bordo di pizzo e le ballerine bianche il giorno della comunione. Ti ricordano un' infanzia che profuma di saponette e giochi semplici. E così quella bambina cresce e diventa una donna fragile, sempre in cerca del sorriso del papà. Col cuore di ghiaccio che nasconde verità. E segreti. Che nasconde il dolore. Al punto che ti chiedi se quella bambola di plastica con la pelle di porcellana può ancora sentire. Oppure se ha il cuore di ghisa. Parole di ghisa. Decise, taglienti. E ti chiedi se sia in grado di amare. Le persone egoiste sanno amare? Perché l'amore può essere rivolto anche soltanto verso noi stessi? Non credo. Credo che questi occhi di vetro e questo cuore di ghisa non sia capace di amare nemmeno se stesso. Sempre a doversi difendere dagli errori. Sempre a dover dimostrare. A dover sembrare di essere qualcun altro. Qualcos'altro. Qualcosa di più di così. E tu sarai abbastanza forte da accettare l'idea che la perfezione non esiste? Che siamo degli esseri imperfetti. Che i sentimenti possono renderci grandi e spingerci lontani come le vele delle navi ma che al contempo sanno strapparci? E strappati e rattoppati lo siamo un po' tutti. Quelli che hanno scelto di non darla vinta alla paura, al dolore, alla rabbia. Quelli che sanno dare dieci, cento, seconde occasioni. Quelli che ci hanno messo tutto il piede nella pozzanghera e proprio il giorno in cui avevano indossato pantaloni bianchi. Eppure sono ancora lì. E hanno imparato che bisogna essere disposti a ricominciare sempre. Che la sola vera guida che cerchiamo e che ci serve siamo noi stessi. Che la conoscenza è un percorso, un viaggio che ti insegna ad aspettare. Che per imparare devi saper fidarti di te stesso. Che nessuno meglio di te sa come aiutarti, sostenerti,rispettarti.

Dopo la fine della storia con Arturo Giada aveva conosciuto Audrey mentre piangeva davanti ad una confezione di nutella al supermercato.

"Che succede tesoro?"

"Un ex fidanzato stronzo" disse Giada, asciugandosi la lacrima con la manica della camicia

"Ah, non bisogna mai piangere per un uomo!"

E così non si lasciarono più.

Giada amava la sicurezza della sua amica, la sicurezza con cui sembrava avere tutte le risposte, avere tutto quello che desiderava dalla vita. sembrava non avere mai alcun tipo di dubbio o perplessità. sembrava non avere mai bisogno di nessuno e di niente.

Era bionda, con gli occhi da gatta. Una streghetta, un bellissimo esemplare di felino su due gambe magre magre. Era bella, ma bella in un modo misterioso e magico.

Una sera che erano ubriache Audrey si avvicinò a Giada e la baciò. Fu un gioco stupido tra amiche che condividono tutto : trucchi, vestiti, segreti.

In quel momento Giada avvertii un turbamento profondo e lontano, una scossa allo stomaco e forse al cuore.

Le cose cambiarono dentro di lei. era confusa, si sentiva turbata, ferita. Come se sanguinasse in un punto del cuore che non conosceva veramente.

Il giorno dopo andò da Audrey e cercò di parlarle.

Mentre si stringeva in quell'impermeabile rosso che metteva sempre per andare a lavoro le disse "cosa c'è tesoro?"

"Ma...hai presente ieri?"

"Ieri cosa" disse accendendosi una sigaretta e circondandola con le labbra rosse

"Ti ricordi cosa è successo?"

In quel momento le squillò il cellulare e lei rispose senza nemmeno guardarla in faccia. "Ah, Giacomo! si certo ci vediamo stasera assolutamente!"

Giada rimase impassibile mentre Audrey faceva finta di niente. Chi era Giacomo? il suo nuovo ragazzo? l'ennesimo modo di dimostrarle che lei non aveva bisogno di nessuno, tanto meno di lei.

Audrey uscii di casa correndo via, in una nuvola di fumo.

E così Giada le scrisse una lettera, prima di lasciare l'appartamento che avevano condiviso per due anni.

Cara Audrey,

il bacio di ieri mi ha turbato profondamente. Avrei voluto parlartene ma non me ne hai dato occasione. Così mi prenderò un pò di tempo per pensare. D'altronde hai sempre detto che avrei dovuto pensare a me e quale momento migliore di questo?

forse questo è il mio momento di essere egoista non credi?

Giada

Lasciò la lettera sullo specchio di fronte a cui Audrey era solita truccarsi. L'avrebbe trovata sicuramente.

Prese il borsone con tutte le sue cose e uscii dall'appartamento diretta verso la stazione di Porta Nuova. Non sapeva in che direzione si sarebbe mossa. Voleva solo andarsene da li e avvicinarsi un pò di più a se stessa. Anche se non sapeva da dove partire.

Salii sul primo treno, senza nemmeno guardare la destinazione. In quel momento pensò al sorriso di Audrey.

Come ad ogni viaggio in treno si affacciò dal finestrino mentre il treno partiva.

"Giadaaaaa!"

Audrey urlava il suo nome attraverso la stazione.

Ma come aveva fatto a trovarla? lo sapeva che quella ragazza aveva dei poteri magici. Lo sapeva.

Però il treno si muoveva veloce e allontanandosi dalla stazione il trench rosso di Audrey diventava sempre più piccolo fino a non vedersi più.

Il suo cellulare prese a squillare, ma era quasi completamente scarico. Quando Giada vide chi la stava chiamando, il cellulare si spense.

Il nome sul display era Audrey.

sabato 1 settembre 2018

Sakura, Komorebi e ... un pò di Giappone



Benvenuto settembre, mi viene da pensare ad un anno che ricomincia e ricomincia sempre dall'autunno. Le foglie degli alberi scoloriscono piano piano. Tutto si mette a dormire, i campi a maggese. E la vita ricomincia sottoterra con i ritmi lenti ma inesorabili della natura. Le radici si muovono sotto terra e anche se non lo vediamo il cambiamento è già in essere.
In Giappone esistono dei termini specifici che descrivono questa osservazione della natura, quasi contemplativa e meditativa.

Komorebi: la luce del sole che filtra attraverso gli alberi

Komeroshi: il primo vento freddo, che anticipa l'arrivo dell'inverno

Hanami: l'usanza di osservare la bellezza della fioritura degli alberi di ciliegio (Sakura)

e la vita come una realtà che non è mai statica, come i petali dei ciliegi: la loro bellezza è momentanea, un istante in cui attraversano l'aria, si staccano dagli alberi e toccano il suolo. E la consapevolezza della caducità di tutte le cose, che durano un soffio. Uno spettacolo di fronte a cui ci è data la possibilità di partecipare come degli osservatori che sanno cogliere la bellezza quando c'è.