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martedì 27 novembre 2018

Il libro delle piccole rivoluzioni

Questo libro sovverte l'ordine delle cose. Un libro a cui sono arrivata per caso ma che sorprendentemente mi ha insegnato molto. L'autrice è una scrittrice, attrice, presentatrice Elsa Punset. Spiega nel dettaglio come gestire o convivere con il turbinio di emozioni che spesso ci invade. Da delle strategie per uscire dal tunnel, per affrontare la rabbia, per essere più felici. Tanti piccoli consigli per una grande rivoluzione: cambiare prospettiva sulle cose e sulle situazioni, imparare a vedere quello che abbiamo anziché ciò che ci manca.
Questo manuale è un pout-pourri di psicologia, pragmatismo, letteratura, citazioni, meditazioni, storie vere raccontate per riconoscersi ritrovarsi e darsi una direzione.
Lo consiglio a tutti perché affronta temi importanti come ad esempio il senso di solitudine, la depressione e l'infelicità con estrema delicatezza e leggerezza ma al contempo con incredibile profondità ed intelligenza.

lunedì 19 novembre 2018

Aggiornamenti

L'altro giorno sul bus ho visto un bambino felice che si mangiava un croissant. Tutto preso nell'atto di gustare la crema che c'era dentro. In quel momento lui era totalmente  dentro quella sensazione di piacere e dolcezza. È durata un paio di secondi quella felicità;  poi ha rifilato il croissant alla mamma. Per quei due secondi il mondo si è fermato. E quella felicità avrebbe potuto durare anche per sempre. Se il tempo è solo un' unità di misura chi può dire quanto dura davvero un attimo?
Poi il bambino ha chiesto un'altra brioche alla mamma. Lei ha preso una brioche della Bauli confezionata, ha rotto l'involucro di plastica come fosse un palloncino scoppiato ma la brioche è schizzata dall'altra parte del pullman per via di una brusca fermata dell'autista. Hanno riso, come matti.
Mi è venuto da pensare che bisognerebbe tornare a questa semplicità di quando eravamo bambini.

Finalmente ho letto la storia di Don Chisciotte. Un uomo che voleva essere un cavaliere, disposto a metter su una realtà inesistente solo per poter essere chi desiderava essere. Qualcuno disse che non andava bene. Che era matto. E lo spinse a rinunciare. Quante volte ci dicono che non andiamo bene? A me lo hanno detto un sacco di volte. Non è facile essere chi siamo specie se andiamo controcorrente. Ma non è più doloroso vivere una vita che non ci appartiene? Se essere folli come il cappellaio matto di Alice è quello che ci rende felici, perché non farlo? Contano più i nostri desideri o le scatole in cui vogliono ficcarci gli altri?

Sto valutando di smettere. Di abbandonare qualcosa che ha fatto parte della mia vita per tantissimo tempo. Di lasciare una stampella. Forse a furia di usare le stampelle ci si convince che non si possa farne a meno. Un pò come per gli occhiali da vista che un po ti aiutano e un pò ti impigriscono gli occhi.
Ecco, sto pensando di posare gli occhiali. Di andare ad occhio nudo nella vita, fare da me. E vediamo come va.
Ho pensato troppo, analizzato troppo, razionalizzato miriadi di problemi, di cose irrisolte, mi sono fatta mille domande e so che non è la razionalità la risposta, nella maggior parte dei casi. Ho capito che tutta quella "testa" era paura. Immensa gigantesca nera paura. E quindi basta. Smetto. O ci penso. Che spesso quando ti avvicini a una cosa l'hai già fatta tua. E vediamo che succede a camminare senza stampelle.