Questo immenso non sapere

 Se dovessi rappresentare l'idea di non sapere le cose, di essere all'oscuro di una serie di informazioni farei un puntino piccolo e nero. L'idea che ho sempre associato al non sapere era di tenebre per l'appunto, di qualcosa di chiuso e stretto, inaccessibile. Qualcosa dove non c'è spazio né luce.

Provate date queste premesse a sentire come vi risuona la frase "questo immenso non sapere" 

La s si ripete, la m, le o.

Tutto da un'idea di movimento, di riverbero, di pienezza.



E poi a cosa solitamente associate l'aggettivo immenso? Io al cielo, al mare, all'universo, all'apertura (che poi a me pare un'apertura dell'Anima, un ampiezza interiore).

La frase ci suggerisce che quello che non conosciamo apre ad un mondo sconfinato, irresistibile, ad un serbatoio sconfinato di significati, ad una luce inimmaginabile.

Non dobbiamo temer ciò che non conosciamo ma guardarlo con occhi diversi, occhi che sanno comprendere questa immensità. Mi viene ora che scrivo in mente l'immensità di cui Leopardi parlava nell'Infinito (che appunto rimanda a questa idea )" mi sovviene l'eterno e le infinite stagioni e la presente e viva e il suon di lei. E in questa immensità si annega il pensiero mio e naufragar m'è dolce il questo mare".

Quindi l'immensità ci ricollega alla vita, al ciclo della vita che viene e che va dove tutto si ripete, dove la razionalità non ha posto di fronte a questo sconfinato mistero che è la vita.

E pensate alla poesia di Ungaretti "m'illumino d'immenso" quanta sconfinata può esser la luce. In due soli versi si può disegnare un universo. Una dimensione lontana dal piccolo, dal ristretto e vicino ad un assoluto che trascende l'umano, il singolo, l'individuo. Così il non sapere ci avvicina a qualcosa che non conosciamo e non conoscere, tutto ciò che non sappiamo, ci può avvicinare magicamente al trascendente, a qualcosa che è al di là di noi ma anche attraverso di noi. Qualcosa di misterioso che ci collega con un tutto più grande dove tutti viviamo, immersi. Se cioè accettiamo che non tutto può essere spiegato e compreso non tutto può essere nominato e capito (e capir etimologicamente vuol dire acciuffare, catturare) avremo accesso ad un sapere più ampio, ad una conoscenza più profonda che ci fa sentire la nostra connessione con l'infinito, con l'invisibile con le profondità della nostra anima. E forse da qui, da questa altezza o da questa profondità avremo un assaggio dell'anima del mondo che collega tutto e tutti e riusciremo ad avere un assaggio dell'infinito. 

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