Qualche parola di cura

A volte abbiamo bisogno di un aiuto, di riconoscere che l’abbiamo chiesto. Che qualcosa dentro di noi ha chiesto aiuto ma che esiste anche una parte di noi che non è disposta ad ammettere che lo stava chiedendo, che non è disposta ad ascoltare, ad accettare.

A volte aiuta di più chi non aiuta. Chi non chiede, chi non dice.

E’ una cosa che mi da un dolore lontano ma presente. Una consapevolezza asciutta ed amara. Un amore del bene e una necessità di silenzio perché il bene sia compiuto.

Per poter scrivere tutto questo ho avuto bisogno di far decantare il liquido dei pensieri dentro al bicchiere. È stata fondamentale l'attesa, respirare dentro questi pensieri, ascoltarli, assaggiarli e consegnarli a questa pagina

Questa consapevolezza mi da una nostalgia, una tristezza lontana, una solitudine appena accennata. Eppure dall’altra sento l’importanza di scriverlo, di condividerlo. Come gocce che bagnano una rosa al mattino, ferme ed immobili mentre uscendo di casa lanci uno sguardo al giardino. Sono gocce che dissetano e che aspettano di essere viste, bevute con gli occhi.

Non sarò triste per questa nuova consapevolezza oggi ma sarò ferma. Come se avessi preso una decisione dentro di me di stare in questa fermezza, in questo silenzio come strumenti di cura. Al pari delle parole, degli sguardi, dell’ascolto, della presenza. Anche l’assenza può essere cura, anche la meditazione ed il silenzio possono essere cura. Anche lo spazio e la distanza possono curare.

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