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Visualizzazione dei post da maggio, 2026

Raccoglimento. E Brunch

  Vastità mi abitano. E condòmini. Che litigano. C'è una parte di me fragile e spaventata dal mondo che si fa portare di qua e di là e che spesso perde il suo centro. Poi c'è una parte di me giudicante che rimprovera la parte fragile e la fa sentire incapace ed inadeguata. Che critica critica critica e solleva polveroni e lacrime. Poi c'è una parte di me coraggiosa che sa abbracciare il mondo, incontrare e parlare al cuore, ascoltare ,suggerire, difendere e combattere. Una parte di me sa scrivere poesie, un'altra sa stare in contatto con l'invisibile, con il sottile respiro del mondo, sa connettersi con l'universo e diventare grande. Ma non posso scegliere chi si affaccerà sul balcone della mia vita (o ancora non l'ho imparato?). Spesso nei momenti più difficili spuntano proprio quelle parti antipatiche  come figli che non ascoltano il padre: arrivano per rompere le scatole e complicare le cose. Nei momenti in cui magari avresti bisogno di coraggio, compas...

Abitare piano, Andrew Faber

 Ricordati di abitare piano. Di entrare nei giorni come si entra in una chiesa di campagna, con un po’ di silenzio addosso e il cuore in mano. Non passare nel mondo come chi ha sempre fretta, come chi guarda l’orologio e non il volto di chi ha davanti. Fermati. Davanti a un geranio che continua a fiorire nonostante il vento. Davanti alla crepa di un muro dove il tempo ha scritto la sua calligrafia stanca. Davanti alla mano di tua madre, che anche adesso, senza dirlo, cerca ancora la tua. La vita è quasi tutta qui. In ciò che sembra piccolo e invece sorregge il cielo. Nel cane che ti corre incontro come se fossi la cosa più bella del mondo. Nel pane caldo che sa di casa. In una voce che pronuncia il tuo nome senza chiederti di essere diverso. Noi siamo creature provvisorie. Case con una luce accesa per poche sere. Fiammiferi che il vento può spegnere da un momento all’altro. Eppure, in questo breve passaggio, ci è stato affidato l’infinito. La possibilità di amare. Di fasciare le fe...

Qualche parola di cura

A volte abbiamo bisogno di un aiuto, di riconoscere che l’abbiamo chiesto. Che qualcosa dentro di noi ha chiesto aiuto ma che esiste anche una parte di noi che non è disposta ad ammettere che lo stava chiedendo, che non è disposta ad ascoltare, ad accettare. A volte aiuta di più chi non aiuta. Chi non chiede, chi non dice. E’ una cosa che mi da un dolore lontano ma presente. Una consapevolezza asciutta ed amara. Un amore del bene e una necessità di silenzio perché il bene sia compiuto. Per poter scrivere tutto questo ho avuto bisogno di far decantare il liquido dei pensieri dentro al bicchiere. È stata fondamentale l'attesa, respirare dentro questi pensieri, ascoltarli, assaggiarli e consegnarli a questa pagina Questa consapevolezza mi da una nostalgia, una tristezza lontana, una solitudine appena accennata. Eppure dall’altra sento l’importanza di scriverlo, di condividerlo. Come gocce che bagnano una rosa al mattino, ferme ed immobili mentre uscendo di casa lanci uno sguar...