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Abitare piano, Andrew Faber

 Ricordati di abitare piano. Di entrare nei giorni come si entra in una chiesa di campagna, con un po’ di silenzio addosso e il cuore in mano. Non passare nel mondo come chi ha sempre fretta, come chi guarda l’orologio e non il volto di chi ha davanti. Fermati. Davanti a un geranio che continua a fiorire nonostante il vento. Davanti alla crepa di un muro dove il tempo ha scritto la sua calligrafia stanca. Davanti alla mano di tua madre, che anche adesso, senza dirlo, cerca ancora la tua. La vita è quasi tutta qui. In ciò che sembra piccolo e invece sorregge il cielo. Nel cane che ti corre incontro come se fossi la cosa più bella del mondo. Nel pane caldo che sa di casa. In una voce che pronuncia il tuo nome senza chiederti di essere diverso. Noi siamo creature provvisorie. Case con una luce accesa per poche sere. Fiammiferi che il vento può spegnere da un momento all’altro. Eppure, in questo breve passaggio, ci è stato affidato l’infinito. La possibilità di amare. Di fasciare le fe...

Qualche parola di cura

A volte abbiamo bisogno di un aiuto, di riconoscere che l’abbiamo chiesto. Che qualcosa dentro di noi ha chiesto aiuto ma che esiste anche una parte di noi che non è disposta ad ammettere che lo stava chiedendo, che non è disposta ad ascoltare, ad accettare. A volte aiuta di più chi non aiuta. Chi non chiede, chi non dice. E’ una cosa che mi da un dolore lontano ma presente. Una consapevolezza asciutta ed amara. Un amore del bene e una necessità di silenzio perché il bene sia compiuto. Per poter scrivere tutto questo ho avuto bisogno di far decantare il liquido dei pensieri dentro al bicchiere. È stata fondamentale l'attesa, respirare dentro questi pensieri, ascoltarli, assaggiarli e consegnarli a questa pagina Questa consapevolezza mi da una nostalgia, una tristezza lontana, una solitudine appena accennata. Eppure dall’altra sento l’importanza di scriverlo, di condividerlo. Come gocce che bagnano una rosa al mattino, ferme ed immobili mentre uscendo di casa lanci uno sguar...

Questo immenso non sapere

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 Se dovessi rappresentare l'idea di non sapere le cose, di essere all'oscuro di una serie di informazioni farei un puntino piccolo e nero. L'idea che ho sempre associato al non sapere era di tenebre per l'appunto, di qualcosa di chiuso e stretto, inaccessibile. Qualcosa dove non c'è spazio né luce. Provate date queste premesse a sentire come vi risuona la frase "questo immenso non sapere"  La s si ripete, la m, le o. Tutto da un'idea di movimento, di riverbero, di pienezza. E poi a cosa solitamente associate l'aggettivo immenso? Io al cielo, al mare, all'universo, all'apertura (che poi a me pare un'apertura dell'Anima, un ampiezza interiore). La frase ci suggerisce che quello che non conosciamo apre ad un mondo sconfinato, irresistibile, ad un serbatoio sconfinato di significati, ad una luce inimmaginabile. Non dobbiamo temer ciò che non conosciamo ma guardarlo con occhi diversi, occhi che sanno comprendere questa immensità. Mi vien...

Permesso

  Ho regalato desideri E camminato nelle lame di fuoco della solitudine Senza di te la vita è senza consolazione Sentirsi nudi e sguarniti Il mio utero è la Vita Mia madre è la terra Nutrirsi di poesia sole e natura. Ci si apre come fanno i fiori in primavera A ricordarsi che solo il calore ci schiude Tu cammini accanto a me Se tolgo il velo Con passi così leggeri che non si possono udire Eppure La tua mano aperta verso di me fiduciosa mi dice "vai".

Gli anni che mi mancano, Pablo Neruda

"Non l'avevo mai pensato così, ma una mattina, con il caffè fumante, ho capito che gli anni che ho, in verità non li ho più. Sì, sembra strano, ma è la verità. Quegli anni che dico di avere se ne sono già andati - si sono fermati in fotografie, in vecchie risate, in amori che non fanno più male, in vestiti che non mi stanno più bene, e in sogni che hanno cambiato forma. I veri anni che ho, sono quelli che mi mancano da vivere, quelli che non mi hanno ancora visto di nuovo ridere a crepapelle, quelli che mi riservano ancora un abbraccio, una chiacchierata sotto la luna, o un brindisi inaspettato. A questa età si capisce che il tempo non si misura più in candeline o in nuove rughe, ma in momenti che valgono la pena, in risate che rimangono, e silenzi che non pesano. Gli anni che mi mancano voglio passarli lentamente, senza fretta, con la calma di chi non ha più bisogno di dimostrare nulla. Non mi preoccupa più se l’orologio corre o se la vita cambia i suoi piani: che corra, che ...