Post

Visualizzazione dei post da 2026

Mio fratello Rakatan

  Nella foresta immaginale ho incontrato Rakatan, mio fratello, il guerriero di luce. Una parte di me è profondamente legata a lui. Una parte di lui risuona come una melodia dentro di me. Era vestito di bianco, con un gilet e i pantaloni morbidi. I suoi piedi toccavano la terra. La sua posa era solida, forte. Sulle spalle aveva delle frecce e le braccia tendevano un arco. Il suo sguardo fiero guardava avanti. Aveva i capelli lunghi come i guerrieri dell’oriente. Una parte era raccolta nella sommità del capo. Uno dei suoi occhi era marrone ed un altro azzurro come sus padres . Riusciva a guardare in direzioni diverse e ti nuotava dentro. Si è girato verso di me, ho visto le piume di cui i suoi capelli erano adornati muoversi mentre mi sorrideva. Il suo sorriso, il suo sguardo mi hanno parlato, mi hanno riconosciuto. Con un gesto della mano mi ha fatto segno di avvicinarmi e ci siamo abbracciati. Sentivo la foresta battere dentro di lui, sentivo la forza del suo corpo. Sentivo il...

Il senso di noi

  M i mancano le tue mani con le nocche storte da artrite (non pensavo potessero mancarmi i difetti) Mani che sapevano fare I l tuo sguardo fiero Il tuo modo di muoverti nello spazio L a tua risata dirompente La tua voce mentre cantavi o mentre parlavi L a tua grinta di fare andare raggiungere che non ti ha mai lasciato M i mancano i tuoi profumi spruzzati a sgamo I l tuo taglio corto G li spacchi delle gonne I tuoi tailleur L a leonessa dentro di te, fino all'ultimo M i manca che nessuno è come te N essuno lo sarà mai N eppure io. E tutto questo mi dà il senso di me, di te e di noi.

Lasciarsi fiorire

Immagine
A casa ho una pianta grassa piccoletta a forma di cuscino tondo con tante spine, la classica pianta che non ha bisogno di troppe cure e acqua. Ogni tanto però mi sorprende con dei fiori di un colore tra il rosa e il bianco molto delicato e dal profumo lieve e dolce. I fiori vengono come sparati fuori dalla pianta con una piccola prolunga vegetale che li allontana un po' dal centro. Stanotte mi sono svegliata e ho visto che il fiore era sbocciato proprio di sera silenziosamente e molto scenograficamente. Così ho iniziato a riflettere. Perché questa pianta grassa usa queste prolunghe vegetali per dare fiori? Da dove arrivano fiori così profumati ed eleganti (se si considera la struttura della pianta)? I fiori sono dentro la pianta? Così ho chiesto all'intelligenza artificiale ed ecco cosa ho scoperto: La prolunga vegetale serve a proteggere i fiori dalle spine, a fare avvicinare gli insetti impollinatori e al contempo ad allontanare gli insetti nocivi. Da dove arriva il fiore? Il...

Oride: il fritto si mangia con le mani

Immagine
  Questo locale non ha bisogno di pubblicità eppure dato che mi ha particolarmente colpito eccomi qui a scrivere. Il nome è Oride e la prima volta che l’ho sentito ho subito pensato ad un cuoco panciuto e senza capelli col grembiule sporco, ma che errore ho fatto! Quando ero in procinto di uscire ho visto il disegno sul menu (una elegante signora coi capelli raccolti che usa il mortaio, ogni menu reca questa immagine incisa a mano, ogni pezzo è perciò unico) allora ho esclamato “ma Oride è una donna” e la signora che prende le ordinazioni e le prenotazioni mi ha spiegato che si tratta di un nome di donna sì, del primo dopoguerra (da alcune ricerche che ho fatto successivamente vuol dire “portatrice di luce”) e che era il nome della nonna della titolare. Il locale è piccoletto, pieno di chincaglierie sulle mensole, sul soffitto, sulle pareti ma curiosamente tutti questi oggetti ed oggettini non danno un aspetto disordinato al locale anzi lo rendono unico ed interessante. L’occhio ...

Come il mare nella conchiglia

Immagine
  Quando lascio un posto alla fine di una vacanza inizio a salutare tutto e tutti. Ciao casa, ciao mare. Ciao cielo, ciao barista sulla spiaggia, ciao sabbia, ciao bagnino, ciao stanza d’albergo, ciao sala delle colazioni. Ciao donna alla reception, ciao cameriere, cameriera, ciao impiegato d’albergo che sparla del capo, ciao onde, ciao sdraio, ciao passerella che porta al mare, ciao scale, ciao cucina, ciao letto, ciao sole, ciao nuvole. Ciao docce, ciao giochini al mare per i bambini, ciao piscina. Si lo so fa ridere ma si sembra un modo divertente ed efficace per salutare profondamente le cose e le persone che incontro. Che poi diventano anche un po' parte di me. E’ per accomiatarmi dalle cose che per un po' non vedrò più e che so che mi mancheranno. In questi momenti in cui mi sento davvero unita a tutto ciò che mi circonda (anche se in realtà uniti lo siamo sempre solo che non ce ne rendiamo conto) mi sento un po' shintoista, connessa all’anima di tutte le cose. E fo...

La mappa del tesoro

Immagine
 Oggi è il compleanno di mia mamma: se i nostri genitori sono dentro di noi allora è anche un po' il mio compleanno, un momento per festeggiare quindi. In Biodanza si dice che si può parlare di qualcosa solo quando la si è vissuta. Io credo che se una cosa la si sente vera, anche se non la si è vissuta veramente allora quel sentire corrisponde a verità e se ne può parlare anzi si può fare propria quella verità. Vorrei tanto poter dire o potermi fare leggere da quelle persone che hanno "perso" uno dei loro cari che la morte non è la fine, che ci separa un tessuto sottile come la seta dai nostri morti. Sono certa che sapendolo la vita, per chi soffre ancora per quel ricordo, per quella mancanza sarebbe più lieve, più semplice e più gioiosa.  Sapere che la tua mamma, la tua nonna, il tuo papà ti accompagnano ti sono accanto sono sicura che per molti sarebbe un grande conforto. Io l'ho vissuto direttamente. Con mio padre ho segnali quotidiani della sua presenza: un numero...

Lasciarsi trasformare dal Bardo

Immagine
  Questo per me è un tempo di incubazione un tempo per guardarmi dentro e vedere cosa sta nascendo o cosa sta morendo. Nella vita se siamo abbastanza fortunati o coraggiosi da lasciarci trasformare dalle cose che ci accadano - che siano le grandi tragedie della vita come la perdita di una persona cara o dalle piccole tragedie quotidiane - moriamo moltissime volte, solo che non lo sappiamo. Non sappiamo che morire metaforicamente è meno doloroso di quanto ci saremmo immaginati e non sappiamo neanche quanto sia faticoso venire al mondo, ma questo è un altro discorso. Sto attraversando un periodo di profonda trasformazione, o morte, o Bardo (come direbbero i buddisti). Ho sentito vivendolo che era davvero per me un punto di non ritorno. Dopo questa ho sentito che non avrei potuto più essere la stessa. E’ partito tutto da una decisione che non preso io (forse l’ha scelta la mia anima chissà). Questa situazione ha messo in dubbio le mie certezze, il mio valore come persona, le mie...

Di chi sono le tue scelte?

Immagine
  Domani è il mio compleanno, il giorno in cui mia madre mi ha dato alla luce. Dare alla luce è un’espressione meravigliosa secondo me. È come se ci stessero consegnando ad una presenza benevola e luminosa. Credo che in tutte le lingue ci sia un testo, un sottotesto come una partitura musicale che dice molto di più delle parole. Come una rete che insieme ai significati tesse sensazioni, immagini e mondi. Ogni lingua ne ha una, ed è come se in quel tessuto ci fossero delle città, delle popolazioni che danzano e creano, che saggiamente elargiscono verità e concerti per chi le vuole e le sa ascoltare. Una saggezza antica che attraverso il tempo e la lingua parla all’anima del mondo e alla nostra anima invitandoci a danzare anche noi. E così come altre espressioni anche “dare alla luce” tesse significati e possibilità. Quest’anno ho fatto una scelta che ritengo importante che è stato andare verso ciò che desidero anziché lontano da ciò che mi fa paura. Il risultato può essere lo st...

Raccoglimento. E Brunch

  Vastità mi abitano. E condòmini. Che litigano. C'è una parte di me fragile e spaventata dal mondo che si fa portare di qua e di là e che spesso perde il suo centro. Poi c'è una parte di me giudicante che rimprovera la parte fragile e la fa sentire incapace ed inadeguata. Che critica critica critica e solleva polveroni e lacrime. Poi c'è una parte di me coraggiosa che sa abbracciare il mondo, incontrare e parlare al cuore, ascoltare ,suggerire, difendere e combattere. Una parte di me sa scrivere poesie, un'altra sa stare in contatto con l'invisibile, con il sottile respiro del mondo, sa connettersi con l'universo e diventare grande. Ma non posso scegliere chi si affaccerà sul balcone della mia vita (o ancora non l'ho imparato?). Spesso nei momenti più difficili spuntano proprio quelle parti antipatiche  come figli che non ascoltano il padre: arrivano per rompere le scatole e complicare le cose. Nei momenti in cui magari avresti bisogno di coraggio, compas...

Abitare piano, Andrew Faber

 Ricordati di abitare piano. Di entrare nei giorni come si entra in una chiesa di campagna, con un po’ di silenzio addosso e il cuore in mano. Non passare nel mondo come chi ha sempre fretta, come chi guarda l’orologio e non il volto di chi ha davanti. Fermati. Davanti a un geranio che continua a fiorire nonostante il vento. Davanti alla crepa di un muro dove il tempo ha scritto la sua calligrafia stanca. Davanti alla mano di tua madre, che anche adesso, senza dirlo, cerca ancora la tua. La vita è quasi tutta qui. In ciò che sembra piccolo e invece sorregge il cielo. Nel cane che ti corre incontro come se fossi la cosa più bella del mondo. Nel pane caldo che sa di casa. In una voce che pronuncia il tuo nome senza chiederti di essere diverso. Noi siamo creature provvisorie. Case con una luce accesa per poche sere. Fiammiferi che il vento può spegnere da un momento all’altro. Eppure, in questo breve passaggio, ci è stato affidato l’infinito. La possibilità di amare. Di fasciare le fe...

Qualche parola di cura

A volte abbiamo bisogno di un aiuto, di riconoscere che l’abbiamo chiesto. Che qualcosa dentro di noi ha chiesto aiuto ma che esiste anche una parte di noi che non è disposta ad ammettere che lo stava chiedendo, che non è disposta ad ascoltare, ad accettare. A volte aiuta di più chi non aiuta. Chi non chiede, chi non dice. E’ una cosa che mi da un dolore lontano ma presente. Una consapevolezza asciutta ed amara. Un amore del bene e una necessità di silenzio perché il bene sia compiuto. Per poter scrivere tutto questo ho avuto bisogno di far decantare il liquido dei pensieri dentro al bicchiere. È stata fondamentale l'attesa, respirare dentro questi pensieri, ascoltarli, assaggiarli e consegnarli a questa pagina Questa consapevolezza mi da una nostalgia, una tristezza lontana, una solitudine appena accennata. Eppure dall’altra sento l’importanza di scriverlo, di condividerlo. Come gocce che bagnano una rosa al mattino, ferme ed immobili mentre uscendo di casa lanci uno sguar...

Questo immenso non sapere

Immagine
 Se dovessi rappresentare l'idea di non sapere le cose, di essere all'oscuro di una serie di informazioni farei un puntino piccolo e nero. L'idea che ho sempre associato al non sapere era di tenebre per l'appunto, di qualcosa di chiuso e stretto, inaccessibile. Qualcosa dove non c'è spazio né luce. Provate date queste premesse a sentire come vi risuona la frase "questo immenso non sapere"  La s si ripete, la m, le o. Tutto da un'idea di movimento, di riverbero, di pienezza. E poi a cosa solitamente associate l'aggettivo immenso? Io al cielo, al mare, all'universo, all'apertura (che poi a me pare un'apertura dell'Anima, un ampiezza interiore). La frase ci suggerisce che quello che non conosciamo apre ad un mondo sconfinato, irresistibile, ad un serbatoio sconfinato di significati, ad una luce inimmaginabile. Non dobbiamo temer ciò che non conosciamo ma guardarlo con occhi diversi, occhi che sanno comprendere questa immensità. Mi vien...

Permesso

  Ho regalato desideri E camminato nelle lame di fuoco della solitudine Senza di te la vita è senza consolazione Sentirsi nudi e sguarniti Il mio utero è la Vita Mia madre è la terra Nutrirsi di poesia sole e natura. Ci si apre come fanno i fiori in primavera A ricordarsi che solo il calore ci schiude Tu cammini accanto a me Se tolgo il velo Con passi così leggeri che non si possono udire Eppure La tua mano aperta verso di me fiduciosa mi dice "vai".

Gli anni che mi mancano, Pablo Neruda

"Non l'avevo mai pensato così, ma una mattina, con il caffè fumante, ho capito che gli anni che ho, in verità non li ho più. Sì, sembra strano, ma è la verità. Quegli anni che dico di avere se ne sono già andati - si sono fermati in fotografie, in vecchie risate, in amori che non fanno più male, in vestiti che non mi stanno più bene, e in sogni che hanno cambiato forma. I veri anni che ho, sono quelli che mi mancano da vivere, quelli che non mi hanno ancora visto di nuovo ridere a crepapelle, quelli che mi riservano ancora un abbraccio, una chiacchierata sotto la luna, o un brindisi inaspettato. A questa età si capisce che il tempo non si misura più in candeline o in nuove rughe, ma in momenti che valgono la pena, in risate che rimangono, e silenzi che non pesano. Gli anni che mi mancano voglio passarli lentamente, senza fretta, con la calma di chi non ha più bisogno di dimostrare nulla. Non mi preoccupa più se l’orologio corre o se la vita cambia i suoi piani: che corra, che ...