Post

Un piccolo passo del mio libro

Un estratto di "Con i miei occhi"

Mio padre era uno di quegli uomini convinti che dalle scarpe riesci a capire molto delle persone. Mi ricordo che mi aveva raccontato che quando era giovane aveva lasciato una ragazza molto bella per via delle scarpe che portava. Mi raccontò che erano delle scarpe a punta che tradivano una certa attenzione alla moda e all'esteriorità, forse una propensione alla frivolezza. Così aveva deciso che non poteva stare con una donna così attenta all'esteriorità, l’aveva ritenuta (a torto o a ragione) troppo superficiale. A 18 anni ha preso e se ne è andato via dalla Sicilia. Era un ragazzino. Il figlio maggiore e, forse per questo, cresciuto troppo in fretta Me lo immagino un po’ sperduto, con la sua piccola valigia marrone che se ne andava solo, magari con la testa bassa e infreddolito e partiva per la sua vita. Cosa avrà provato? Me lo immagino guardarsi attorno come faceva lui, con la sensazione di vuoto. Studiare l’universo intorno a lui. Sedersi su quel treno pieno di speranz...

Questo immenso non sapere

Immagine
 Se dovessi rappresentare l'idea di non sapere le cose, di essere all'oscuro di una serie di informazioni farei un puntino piccolo e nero. L'idea che ho sempre associato al non sapere era di tenebre per l'appunto, di qualcosa di chiuso e stretto, inaccessibile. Qualcosa dove non c'è spazio né luce. Provate date queste premesse a sentire come vi risuona la frase "questo immenso non sapere"  La s si ripete, la m, le o. Tutto da un'idea di movimento, di riverbero, di pienezza. E poi a cosa solitamente associate l'aggettivo immenso? Io al cielo, al mare, all'universo, all'apertura (che poi a me pare un'apertura dell'Anima, un ampiezza interiore). La frase ci suggerisce che quello che non conosciamo apre ad un mondo sconfinato, irresistibile, ad un serbatoio sconfinato di significati, ad una luce inimmaginabile. Non dobbiamo temer ciò che non conosciamo ma guardarlo con occhi diversi, occhi che sanno comprendere questa immensità. Mi vien...

Permesso

  Ho regalato desideri E camminato nelle lame di fuoco della solitudine Senza di te la vita è senza consolazione Sentirsi nudi e sguarniti Il mio utero è la Vita Mia madre è la terra Nutrirsi di poesia sole e natura. Ci si apre come fanno i fiori in primavera A ricordarsi che solo il calore ci schiude Tu cammini accanto a me Se tolgo il velo Con passi così leggeri che non si possono udire Eppure La tua mano aperta verso di me fiduciosa mi dice "vai".

Gli anni che mi mancano, Pablo Neruda

"Non l'avevo mai pensato così, ma una mattina, con il caffè fumante, ho capito che gli anni che ho, in verità non li ho più. Sì, sembra strano, ma è la verità. Quegli anni che dico di avere se ne sono già andati - si sono fermati in fotografie, in vecchie risate, in amori che non fanno più male, in vestiti che non mi stanno più bene, e in sogni che hanno cambiato forma. I veri anni che ho, sono quelli che mi mancano da vivere, quelli che non mi hanno ancora visto di nuovo ridere a crepapelle, quelli che mi riservano ancora un abbraccio, una chiacchierata sotto la luna, o un brindisi inaspettato. A questa età si capisce che il tempo non si misura più in candeline o in nuove rughe, ma in momenti che valgono la pena, in risate che rimangono, e silenzi che non pesano. Gli anni che mi mancano voglio passarli lentamente, senza fretta, con la calma di chi non ha più bisogno di dimostrare nulla. Non mi preoccupa più se l’orologio corre o se la vita cambia i suoi piani: che corra, che ...

La cura e l'amore signori miei.

Immagine
  L’altro giorno sono andata in un centro medico per una visita. Tre quarti d’ora del tempo delle persone dedicate all’accettazione anziché alla cura. Non ci avevo mai fatto caso. La burocrazia vince sulla terapia, sulla cura? La dermatologa mi dice che i miei nei solitamente vengono a persone molto anziane, ed è strano che siano venuti a me in così giovane età. Le rispondo che si vede che sono vecchia dentro, lei non ride nemmeno della battuta ma continua a parlare di quello che sta dicendo. Se vuole c’è un chirurgo estetico che li toglie A me fa strano che per dei nei debba andare nello stesso posto dove va chi si rifà il seno, gli zigomi o altre parti del corpo. Sono nei genetici, niente di preoccupante. E’ solo una cosa estetica. In pratica sono soggetta ad averli. Una parte di me dice che effettivamente è una considerazione sul lato estetico che va considerata, un’altra parte di me forse poeticamente pensa che se sono parti di me (genetiche) forse ha senso che rimang...

Mum: healing poetry

 La morte non è la fine Come dice qualcuno sono solo andato nell’altra stanza, immagina che sia così Onora la vita che ti è stata data vivendola pienamente, intensamente perseguendo ciò che muove profondamente il tuo cuore. E’ questo ciò che desidero per te Se sarai triste per me non mi renderai felice, non sorriderò delle tue lacrime ma delle tue gioie Non sentirti solo, triste, abbandonato Se sono in viaggio è perché sapevo che avresti potuto cavartela anche senza di me Abbi fede in questo, abbi fede del fatto che ho fede in te. Sia questo per te un grande conforto, il pensiero che so che sei abbastanza forte per camminare i tuoi passi anche se non sono materialmente al tuo fianco. Eppure ci sono. Nei tuoi occhi, nelle tue mani, nelle tue gioie, nelle tue sfide Faccio il tifo per te, anche se è possibile che tu non mi veda. La vita ti riserva tante sorprese, incontrerai tutte le mamme che ti serviranno per crescere, per diventare TE. Ognuna di loro ti mostrerà qualcosa che ti occ...

L'ombra: poesia di guarigione

Non sono il ruolo che interpreto Sono la tua ombra La mano sinistra che passa sul volto E libera la tua mano dal sangue Sono le parole frantumate all'orecchio  Così tu puoi pronunciare parole di miele Ma è così? O è solo il sogno che tutti stiamo sognando? Sono i costumi che indosso? Oppure esistono infiniti me in infiniti mondi In un tempo infinito? Ci sono possibilità  Se apriamo le porte Le sbarre, i cancelli E io posso essere lìbera E voi potete accogliere le vostre ombre E gli antenati ballano in questa nuova armonia.                      Simona Akasha

Vivere con più vita

Immagine
  La morte ci rende solo più consapevoli. Quando mia madre è morta ho dovuto scegliere quale sarebbe stata la sua bara. E’ stato un momento tremendo, vero, di una realtà tagliente e concreta che da una parte stavo male dall’altro vedevo la sadica ironia della vita. “Perché devo fare io questa scelta per te mamma? Perché non mi hai lasciato un vademecum di cosa avresti voluto, come lo avresti voluto? Legno bianco, legno nero? Ma quanto deve costare una bara per essere degna di mia madre? E i fiori? Che fiori avresti voluto mamma? Bianchi? Rossi? Rose? Fiori di campo? “ E una parte di me stava in quella che mi sembrava una pantomima, una recita ai fini del grande business della morte, una parte di me diceva che aveva senso fare ogni scelta con cura, la cura dei dettagli che tanto mi piace (che poi dettagli non sono). “E volete la foto sulla bara? Una piccola miniatura in bianco e nero? E volete mettere il nome?” Ci chiedeva il tipo dell’impresa funebre con una semplicità e una...