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Un piccolo passo del mio libro

Un estratto di "Con i miei occhi"

Mio padre era uno di quegli uomini convinti che dalle scarpe riesci a capire molto delle persone. Mi ricordo che mi aveva raccontato che quando era giovane aveva lasciato una ragazza molto bella per via delle scarpe che portava. Mi raccontò che erano delle scarpe a punta che tradivano una certa attenzione alla moda e all'esteriorità, forse una propensione alla frivolezza. Così aveva deciso che non poteva stare con una donna così attenta all'esteriorità, l’aveva ritenuta (a torto o a ragione) troppo superficiale. A 18 anni ha preso e se ne è andato via dalla Sicilia. Era un ragazzino. Il figlio maggiore e, forse per questo, cresciuto troppo in fretta Me lo immagino un po’ sperduto, con la sua piccola valigia marrone che se ne andava solo, magari con la testa bassa e infreddolito e partiva per la sua vita. Cosa avrà provato? Me lo immagino guardarsi attorno come faceva lui, con la sensazione di vuoto. Studiare l’universo intorno a lui. Sedersi su quel treno pieno di speranz...

Mio fratello Rakatan

  Nella foresta immaginale ho incontrato Rakatan, mio fratello, il guerriero di luce. Una parte di me è profondamente legata a lui. Una parte di lui risuona come una melodia dentro di me. Era vestito di bianco, con un gilet e i pantaloni morbidi. I suoi piedi toccavano la terra. La sua posa era solida, forte. Sulle spalle aveva delle frecce e le braccia tendevano un arco. Il suo sguardo fiero guardava avanti. Aveva i capelli lunghi come i guerrieri dell’oriente. Una parte era raccolta nella sommità del capo. Uno dei suoi occhi era marrone ed un altro azzurro come sus padres . Riusciva a guardare in direzioni diverse e ti nuotava dentro. Si è girato verso di me, ho visto le piume di cui i suoi capelli erano adornati muoversi mentre mi sorrideva. Il suo sorriso, il suo sguardo mi hanno parlato, mi hanno riconosciuto. Con un gesto della mano mi ha fatto segno di avvicinarmi e ci siamo abbracciati. Sentivo la foresta battere dentro di lui, sentivo la forza del suo corpo. Sentivo il...

Il senso di noi

  M i mancano le tue mani con le nocche storte da artrite (non pensavo potessero mancarmi i difetti) Mani che sapevano fare I l tuo sguardo fiero Il tuo modo di muoverti nello spazio L a tua risata dirompente La tua voce mentre cantavi o mentre parlavi L a tua grinta di fare andare raggiungere che non ti ha mai lasciato M i mancano i tuoi profumi spruzzati a sgamo I l tuo taglio corto G li spacchi delle gonne I tuoi tailleur L a leonessa dentro di te, fino all'ultimo M i manca che nessuno è come te N essuno lo sarà mai N eppure io. E tutto questo mi dà il senso di me, di te e di noi.

Lasciarsi fiorire

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A casa ho una pianta grassa piccoletta a forma di cuscino tondo con tante spine, la classica pianta che non ha bisogno di troppe cure e acqua. Ogni tanto però mi sorprende con dei fiori di un colore tra il rosa e il bianco molto delicato e dal profumo lieve e dolce. I fiori vengono come sparati fuori dalla pianta con una piccola prolunga vegetale che li allontana un po' dal centro. Stanotte mi sono svegliata e ho visto che il fiore era sbocciato proprio di sera silenziosamente e molto scenograficamente. Così ho iniziato a riflettere. Perché questa pianta grassa usa queste prolunghe vegetali per dare fiori? Da dove arrivano fiori così profumati ed eleganti (se si considera la struttura della pianta)? I fiori sono dentro la pianta? Così ho chiesto all'intelligenza artificiale ed ecco cosa ho scoperto: La prolunga vegetale serve a proteggere i fiori dalle spine, a fare avvicinare gli insetti impollinatori e al contempo ad allontanare gli insetti nocivi. Da dove arriva il fiore? Il...

Oride: il fritto si mangia con le mani

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  Questo locale non ha bisogno di pubblicità eppure dato che mi ha particolarmente colpito eccomi qui a scrivere. Il nome è Oride e la prima volta che l’ho sentito ho subito pensato ad un cuoco panciuto e senza capelli col grembiule sporco, ma che errore ho fatto! Quando ero in procinto di uscire ho visto il disegno sul menu (una elegante signora coi capelli raccolti che usa il mortaio, ogni menu reca questa immagine incisa a mano, ogni pezzo è perciò unico) allora ho esclamato “ma Oride è una donna” e la signora che prende le ordinazioni e le prenotazioni mi ha spiegato che si tratta di un nome di donna sì, del primo dopoguerra (da alcune ricerche che ho fatto successivamente vuol dire “portatrice di luce”) e che era il nome della nonna della titolare. Il locale è piccoletto, pieno di chincaglierie sulle mensole, sul soffitto, sulle pareti ma curiosamente tutti questi oggetti ed oggettini non danno un aspetto disordinato al locale anzi lo rendono unico ed interessante. L’occhio ...

Come il mare nella conchiglia

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  Quando lascio un posto alla fine di una vacanza inizio a salutare tutto e tutti. Ciao casa, ciao mare. Ciao cielo, ciao barista sulla spiaggia, ciao sabbia, ciao bagnino, ciao stanza d’albergo, ciao sala delle colazioni. Ciao donna alla reception, ciao cameriere, cameriera, ciao impiegato d’albergo che sparla del capo, ciao onde, ciao sdraio, ciao passerella che porta al mare, ciao scale, ciao cucina, ciao letto, ciao sole, ciao nuvole. Ciao docce, ciao giochini al mare per i bambini, ciao piscina. Si lo so fa ridere ma si sembra un modo divertente ed efficace per salutare profondamente le cose e le persone che incontro. Che poi diventano anche un po' parte di me. E’ per accomiatarmi dalle cose che per un po' non vedrò più e che so che mi mancheranno. In questi momenti in cui mi sento davvero unita a tutto ciò che mi circonda (anche se in realtà uniti lo siamo sempre solo che non ce ne rendiamo conto) mi sento un po' shintoista, connessa all’anima di tutte le cose. E fo...

La mappa del tesoro

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 Oggi è il compleanno di mia mamma: se i nostri genitori sono dentro di noi allora è anche un po' il mio compleanno, un momento per festeggiare quindi. In Biodanza si dice che si può parlare di qualcosa solo quando la si è vissuta. Io credo che se una cosa la si sente vera, anche se non la si è vissuta veramente allora quel sentire corrisponde a verità e se ne può parlare anzi si può fare propria quella verità. Vorrei tanto poter dire o potermi fare leggere da quelle persone che hanno "perso" uno dei loro cari che la morte non è la fine, che ci separa un tessuto sottile come la seta dai nostri morti. Sono certa che sapendolo la vita, per chi soffre ancora per quel ricordo, per quella mancanza sarebbe più lieve, più semplice e più gioiosa.  Sapere che la tua mamma, la tua nonna, il tuo papà ti accompagnano ti sono accanto sono sicura che per molti sarebbe un grande conforto. Io l'ho vissuto direttamente. Con mio padre ho segnali quotidiani della sua presenza: un numero...

Lasciarsi trasformare dal Bardo

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  Questo per me è un tempo di incubazione un tempo per guardarmi dentro e vedere cosa sta nascendo o cosa sta morendo. Nella vita se siamo abbastanza fortunati o coraggiosi da lasciarci trasformare dalle cose che ci accadano - che siano le grandi tragedie della vita come la perdita di una persona cara o dalle piccole tragedie quotidiane - moriamo moltissime volte, solo che non lo sappiamo. Non sappiamo che morire metaforicamente è meno doloroso di quanto ci saremmo immaginati e non sappiamo neanche quanto sia faticoso venire al mondo, ma questo è un altro discorso. Sto attraversando un periodo di profonda trasformazione, o morte, o Bardo (come direbbero i buddisti). Ho sentito vivendolo che era davvero per me un punto di non ritorno. Dopo questa ho sentito che non avrei potuto più essere la stessa. E’ partito tutto da una decisione che non preso io (forse l’ha scelta la mia anima chissà). Questa situazione ha messo in dubbio le mie certezze, il mio valore come persona, le mie...