Di chi sono le tue scelte?

 

Domani è il mio compleanno, il giorno in cui mia madre mi ha dato alla luce.

Dare alla luce è un’espressione meravigliosa secondo me. È come se ci stessero consegnando ad una presenza benevola e luminosa. Credo che in tutte le lingue ci sia un testo, un sottotesto come una partitura musicale che dice molto di più delle parole. Come una rete che insieme ai significati tesse sensazioni, immagini e mondi. Ogni lingua ne ha una, ed è come se in quel tessuto ci fossero delle città, delle popolazioni che danzano e creano, che saggiamente elargiscono verità e concerti per chi le vuole e le sa ascoltare. Una saggezza antica che attraverso il tempo e la lingua parla all’anima del mondo e alla nostra anima invitandoci a danzare anche noi. E così come altre espressioni anche “dare alla luce” tesse significati e possibilità.

Quest’anno ho fatto una scelta che ritengo importante che è stato andare verso ciò che desidero anziché lontano da ciò che mi fa paura. Il risultato può essere lo stesso eppure il gusto delle nostre decisioni quando è il desiderio (e non la paura) a guidarci secondo me è molto diverso. Se la paura fa novanta, quanto fa il desiderio?

La paura è stata per me un meccanismo educativo: non fare, non dire, attenta che ti spacchi la faccia diceva mia madre e io mi sono sorpresa a ripeterlo ai miei figli. Tanti “no”, tanti divieti.

Se la paura dice di no allora il desiderio ti riempie la vita di sì.  Se ci penso ora che scrivo, giocando con le parole e sovvertendo l’ordine delle cose per costruire nuovi significati, posso sostituire “ attenta che ti spacchi la faccia” con “guarda che ti ricomponi tutta” e i desideri ci ricompongono nel senso che ci portano ad entrare in armonia con la nostra identità o meglio con la nostra anima. Ci fanno sentire tutti interi e per “interi” intendo completi, integrati con tutte le parti di noi, paura inclusa.

L’importanza di questa scelta e di scegliere secondo i miei desideri mi è stata insegnata dalla Biodanza che poi è il motivo per cui ho deciso di scrivere oggi. La Biodanza è un metodo educativo che funziona per tutti, adulti e bambini. Attraverso la danza e la musica posso tornare a sentirmi intera ma anche accogliere le parti di me frammentate, spaventate e dimenticate. E’ una danza ma c’è dietro una teoria molto solida. Per esperienza personale negli ultimi otto anni di vita la Biodanza non mi ha mai veramente abbandonata. Danzando questo metodo inizia a diventare parte di te: non saprei dire se sono io che ora comprendo la Biodanza oppure se è la Biodanza che comprende me. Come quando a scuola imparavo delle poesie e quelle diventavano parte di me, col tempo la Biodanza ha iniziato a scorrermi nelle vene.

Mi ha insegnato ad andare nel mondo, a camminare da sola o mano nella mano con qualcuno. E’ un invito a sentire ogni momento perché ogni momento che sento è vita e questo sentire la vita e viverla si chiama vivencia.

La Biodanza è stata un sostegno nei momenti difficili della mia vita, le persone che ho incontrato sono e sono state con me in questi passi di danza. La Biodanza è una rete, una famiglia in cui puoi aprire la mano e chiedere una mano stando certa che qualcuno ti risponderà, offrendo la sua.

Domani è il mio compleanno e non ho scritto questo post sperando in un mare di auguri ma per parlare un po' meglio di questo strumento che secondo me è rivoluzionario perché mi ha fatto modificare (forse anche solo per qualche episodio della mia vita) una programmazione mentale antica di generazioni dentro la mia testa e dentro le mie cellule.

È faticoso lasciare andare quello che siamo stati e che ci è stato insegnato ma la realtà è che nulla deve essere eliminato ma può essere integrato: si può imparare l’equilibrio tra le vecchie parti di noi (che non ci piacciono più o in cui non riusciamo più tanto a riconoscerci) e le parti nascenti di noi. Come? Integrandole a passo di danza.

La paura fa novanta e la Biodanza fa Infinito.

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