Lasciarsi trasformare dal Bardo

 

Questo per me è un tempo di incubazione un tempo per guardarmi dentro e vedere cosa sta nascendo o cosa sta morendo. Nella vita se siamo abbastanza fortunati o coraggiosi da lasciarci trasformare dalle cose che ci accadano - che siano le grandi tragedie della vita come la perdita di una persona cara o dalle piccole tragedie quotidiane - moriamo moltissime volte, solo che non lo sappiamo.

Non sappiamo che morire metaforicamente è meno doloroso di quanto ci saremmo immaginati e non sappiamo neanche quanto sia faticoso venire al mondo, ma questo è un altro discorso.



Sto attraversando un periodo di profonda trasformazione, o morte, o Bardo (come direbbero i buddisti). Ho sentito vivendolo che era davvero per me un punto di non ritorno. Dopo questa ho sentito che non avrei potuto più essere la stessa. E’ partito tutto da una decisione che non preso io (forse l’ha scelta la mia anima chissà).

Questa situazione ha messo in dubbio le mie certezze, il mio valore come persona, le mie capacità professionali, la mia capacità di discernimento sulle persone e ovviamente su di me. Il mio cervello ha frullato tutti questi pensieri e ne ha fatto poltiglia. Poi poco a poco, dopo aver toccato il fondo di un pozzo che anche io avevo contribuito a costruire, ho iniziato una piccola e timida risalita. Tutto questo mi stava e mi sta insegnando che solo noi possiamo dire il nostro valore: non gli insegnanti, non i "capi" né chiunque altro.

In molte occasioni della vita mi sono resa conto che funziono bene quando c’è qualcuno che crede in me: un amico, un mentore, un’insegnante. Che tutte le volte invece che mi sono sentita svalutata sono finita per svalutare me stessa pure io.  Tutt’ora credo che sia importante incoraggiare le persone perché queste possano dare riscontri positivi ma a volte questo incoraggiamento manca.

Tuttavia in questo preciso momento della mia vita non c’era nessuno a credere in me (al di fuori delle persone che mi amano nell’ambiente familiare- e grazie a Dio esistono!). Ok non ero completamente sola c’era anche qualche amico o qualche amica ma la fatica vera (perché per me lo è stata) di darmi fiducia, di credere in me, di dirmi che sono meritevole e portatrice sana di valore ho dovuto farla io. Anche se non incontravo lo sguardo di approvazione che avrei desiderato trovare, non trovavo il sorriso, non camminavo nella luce.

Come ho fatto? Ho stretto i denti e ho continuato a camminare. Ho portato la mia luce dove luce non c’era, ho creduto in quello che sono in quello che amo e ho lasciato che mi guidasse per andare nel mondo per parlare nel mondo con i miei occhi, con le mie parole, con i miei silenzi, con la mia quieta ma costante determinazione.

Sono morta a me stessa, sto rinascendo a me stessa. Anche se all’inizio ho avuto bisogno di parlarne con gli amici come sempre faccio per comprendere tutti i lati della medaglia o tutti i punti di una situazione alla fine ho smesso di parlarne, ho vissuto dentro giorno dopo giorno.

E alla fine ho avuto anche la prova tangibile che questo cammino mi ha portata a destinazione. Anche se nessuno credeva che sarei arrivata fino alla fine.

Passo passo.

Il vuoto crea, la morte precede sempre una rinascita. Lasciatevi trasformare.

Commenti

Post popolari in questo blog

Gli anni che mi mancano, Pablo Neruda

Poesia di Filippo Rubini

Waking di Theodore Roethke