Raccoglimento. E Brunch

 

Vastità mi abitano. E condòmini. Che litigano.
C'è una parte di me fragile e spaventata dal mondo che si fa portare di qua e di là e che spesso perde il suo centro. Poi c'è una parte di me giudicante che rimprovera la parte fragile e la fa sentire incapace ed inadeguata. Che critica critica critica e solleva polveroni e lacrime. Poi c'è una parte di me coraggiosa che sa abbracciare il mondo, incontrare e parlare al cuore, ascoltare ,suggerire, difendere e combattere. Una parte di me sa scrivere poesie, un'altra sa stare in contatto con l'invisibile, con il sottile respiro del mondo, sa connettersi con l'universo e diventare grande.
Ma non posso scegliere chi si affaccerà sul balcone della mia vita (o ancora non l'ho imparato?). Spesso nei momenti più difficili spuntano proprio quelle parti antipatiche  come figli che non ascoltano il padre: arrivano per rompere le scatole e complicare le cose. Nei momenti in cui magari avresti bisogno di coraggio, compassione e fermezza arriva Giudizio, Fragilità e Panico. E il solo modo per fare un passo avanti in quel momento di difficoltà, di profondo conflitto con me stessa è accogliere, integrare, comprendere, abbracciare. Come farebbe un genitore con un figlio ribelle. Solo accogliere può trasformare.  La forza non è sempre durezza. La corrente del mare non è debolezza ma un abbraccio che prende e porta lontano emozioni, dopo averle incontrate ed abbracciate. Il coraggio è una virata gentile verso le isole dell'Inadeguatezza e del Giudice interiore. Una virata che sorride a quelle isole che ho dentro, che le ascolta, che da loro asilo e che non le caccia via come ospiti sgraditi. Ma invece le invita a stare per un caffè, un panino, forse un brunch. Raccogliere è un verbo speciale che mi fa venire in mente i capelli, la terra e la semina. Che mi fa pensare che arrivare al proprio centro è come mettere insieme tutte le parti di me  che viaggiano da sole e farle convergere verso un unico posto e che quel posto sono sempre io. Mi accovaccio chinandomi vicino al terreno e le mie mani diventano culla di ciò che sento, proprio come ci si china per raccogliere un frutto o un fiore. Do riparo al mio sentire dopo averlo abbracciato nella sua interezza. E così i condomini dentro di me cominciano un dialogo, una danza, un coro. E alla prossima mareggiata forse Panico e Critica faranno un po' più di spazio a Coraggio e alla Fiducia. Saprò dirvi meglio al prossimo Brunch.

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