sabato 5 ottobre 2019

Presento "Con i miei occhi"

Ho smesso di leggere l'oroscopo un mese, 2 ore e 26 minuti fa ma non ci penso affatto. Ho deciso che dovevo disintossicarmi. Come si fa con le sigarette. Si spegne l'ultima e via, non ci si pensa più. Ho fatto una promessa a me stessa. Di scegliere. Da me, nessun condizionamento (per quanto sia possibile). Di sicuro nessun condizionamento astrologico. Ce l'ho fatta. Continuo a credere all'oroscopo. Mi piace credere. Mi piace credere che esista qualcosa al di là di noi, al di là di me anche se poi io scelgo da me. E da qualche parte dovevo iniziare.

Stasera presento il mio libro. Uao. Comunque vada sarà un successo. Dovevo concludere. Avevo bisogno di un evento pubblico per dire a tutti che l'ho scritto questo libro, che l'ho realizzato questo sogno che "sì, papà ce l'ho fatta" e comunque vada sarà una presentazione con gli effetti speciali. Sono molto contenta! E sarà in un posto d'eccezione. Un palazzo dei primi del '900, residenza estiva di una famiglia di intellettuali. Ho conosciuto delle persone eccezionali che mi accompagneranno durante l'evento. E son già contenta così. Bella. Qui i dettagli.

Ho scoperto una cosa eccezionale. Come nasce una perla. La perla è la reazione dell'ostrica ad un aggressione. Un corpuscolo estraneo si infiltra al suo interno, la insedia. E lei che fa? Si difende, reagisce, si protegge. Da questa reazione,da questo assedio nasce un momento di incredibile trasformazione, di crescita. Quel corpo esterno diventa una perla: da un piccolissimo corpuscolo, da un granello di sabbia nasce qualcosa di nuovo, resistente e preziosissimo.
E allora mi sono chiesta cosa accadrebbe se imparassimo dalle perle a non avere più paura delle invasioni, delle difficoltà che possono arrivare nella nostra vita e lasciassimo che ci trasformino. Cosa accadrebbe se ci abbandonassimo all'inevitabile cambiamento senza combatterlo ma avvolgendolo dentro di noi, shakerandolo un pò con quello che siamo noi ora e vedendo che succede. E aspettando che nasca qualcosa di eccezionale e prezioso.

Alcune credenze sostengono che le perle portino lacrime e per scongiurare questa tristezza bisognerebbe corrispondere una cifra simbolica (anche solo un centesimo) a chi le regala. Prima di conoscere la storia di come nasce una perla lo pensavo anche io, ora le vedo come il simbolo di una possibilità di trasformazione.

A presto miei cari.
La Principessa.

martedì 24 settembre 2019

Zero solo di nome

L'estate in teoria è andata ma questo autunno non ci delude. Vi consiglio di fare lunghe passeggiate, sfruttare l'ultimo sole e godervi un gelato che oltre che essere buono è realizzato in modo assolutamente scenografico.
Siamo in pieno centro ed è un ragazzo di origine cinese che prepara il roll di gelato. Potete scegliere voi con che ingrediente farvelo realizzare al momento: lui crea un impasto con la spatolina da muratore (proprio lei!) ma il risultato è eccezionale! Il locale pullula anche di disegni e post-it con le impressioni degli avventori che arrivano un pò da tutto il mondo.
D'estate gelato e tutto il resto dell'anno potete anche provare il mochi. Oppure potete provare tutto tutto l'anno.
Il locale si chiama Zero ma quello che offre ha un punteggio smisurato.
Dove trovarlo? Via Principe Amedeo 33/c Torino.

venerdì 20 settembre 2019

Recensione di "Io non sono il mio tumore" di Marina Sozzi

Una doverosa premessa: scrivere questa recensione non è stato affatto semplice, un pò perché la tematica è molto delicata e un pò per il timore di non essere completamente oggettiva per via della stima che nutro nei confronti dell'autrice. Ad ogni modo eccola qui.

Il titolo del libro di Marina Sozzi, "Io non sono il mio tumore" è di impatto, molto forte. Un pò perché è una specie di confessione dell'autrice, una specie di ridefinizione di se stessa, un modo di affermare pubblicamente la sua esistenza, il suo esistere, il suo essere e di sconfessare contemporaneamente l'identificazione con la malattia. Senza però negarne l'esistenza. Il tumore c'è, esiste, è una realtà. Ma non dice nulla e non si identifica con l'autrice. Credo che sia proprio questa accettazione della malattia e al contempo il rifiuto dell'identificazione con la stessa a fare dell'opera di Marina un testo coraggioso, fin dall'inizio.

Il libro di Marina Sozzi racconta mille storie tutte accomunate da quello che è anche il titolo del libro. Il saggio parla della malattia, dal suo interno attraverso il vissuto dell'autrice che si è trovata più volte a farci i conti, sia dall'esterno attraverso le storie di coloro i quali l'hanno vissuta e che l'hanno raccontata alla Sozzi o per iscritto.

Ad una ricostruzione scientifica e razionale della malattia in tutte le sue forme si alternano scene della vita della protagonista. Il suo sentire, la paura e la preoccupazione di fronte ai familiari, il timore per la reazione alle persone più vicine a lei, la figlia che quando la protagonista scopre di avere un cancro per la prima volta è solo una bambina.

Il libro affronta altresì il rapporto che intercorre tra malato e malattia, la difficoltà di parlarne con gli altri e di fare i conti con sé stessi. Il cancro visto come qualcosa da combattere e sconfiggere che mette chi ce l'ha di fronte alla necessità di trovare un senso ad esso.
È interessante a mio avviso il costante intervallarsi delle interviste e di informazioni prese dalla letteratura scientifica relative proprio a questa malattia.

È bello leggere la storia della scrittrice che racconta che all'inizio il progetto da cui il libro era nato era di intervistare tutte le persone che erano state colpite dalla malattia. Perché con il tempo quelle storie diventano troppo difficili da ascoltare: perché rimandano in qualche modo al vissuto della Sozzi, perché sono un eco del dolore esperito dalla protagonista.
Così alla fine Marina si avvale della letteratura di chi magari non è sopravvissuto al cancro. Come se trovasse un dialogo, un canale per raccontarlo. Un canale che passa attraverso la narrazione scritta di chi l'ha vissuto.
Interessante anche il tema del rapporo tra il medico ed il paziente, la difficoltà del medico per primo di far fronte al dolore che sentire le storie dell'ammalato arreca allo specialista stesso. Marina spiega come è proprio il timore della sofferenza a far sì che i medici mettano in atto degli specifici meccanismi di difesa: l'utilizzo di termini medici troppo specifici e quindi poco comprensibili: questo al fine di creare una distanza vera e propria (fatta di una sorta di assenza di trasparenza) tra loro e l'ammalato; l'avvalersi di informazioni volutamente vaghe in merito alle possibilità di guarigione; l'accanimento contro la malattia vista come una presenza fisica da debellare  indiscriminatamente, indipendentemente dall'effettiva speranza di guarigione ; l'assenza di una terapia ad hoc per ogni paziente (che preveda un'attenzione ad personam per l'ammalato). Tutto questo crea una distanza che è anche emotiva tra dottore e paziente e tra il dottore e il percepito dello stesso. Marina sostiene che invece un rapporto diverso con il dottore, una spiegazione più accurata del quadro clinico, una vicinanza maggiore tra paziente e malato  potrebbe migliorare la vita dei malati. Spesso la distanza fa sì che il medico dica bugie al paziente per la difficoltà di affrontare il proprio dolore: Marina parla di una ragazza a cui un oncologo aveva comunicato che si sarebbe sicuramente salvata dopo essersi sottoposta ad una serie di trattamenti chemioterapici e sostiene - a ragione - che un paziente debba essere informato circa la sua effettiva speranza di vita, per poter scegliere come vivere quello che gli rimane, conoscendo la verità e le conseguenze di una cura che ha delle controindicazioni considerevoli come la chemioterapia.

Il saggio mi è piaciuto tanto perché per motivi personali mi sono sempre chiesta come si sentisse una persona malata di cancro, cosa vivesse, cosa dovesse affrontare ogni giorno più che all'esterno all'interno, dentro di sé. E lei racconta il senso di smarrimento, il desiderio di andare avanti, la paura che lei stessa ha affrontato.

Bella soprattutto la parte del saggio in cui l'autrice dice che a volte, come nel suo caso, la malattia diventa un'occasione per conoscersi, per affrontare le proprie paure, per mettersi davanti allo specchio e ricominciare di nuovo. Marina racconta come in seguito ad un percorso personale su se stessa sia arrivata a dire apertamente cosa pensava oppure a vivere indipendentemente da quello che gli altri pensavano. Insomma il cancro l'ha  cambiata, sotto molti punti di vista.

In questo senso il testo di Marina Sozzi racconta una storia di crescita personale in cui tutti possiamo riconoscerci e che trasmette al lettore molta forza e speranza: se ce la fa chi ogni giorno affronta una malattia così difficile, perché non dovrebbe farcela chiunque ad affrontare la vita di tutti i giorni con i propri mezzi?

giovedì 19 settembre 2019

Bellezze da instagram

Ogni volta che sul bus scorgo qualche ragazza adolescente ringrazio Dio che la mia adolescenza sia già passata. Sono belle, alte, sanno vestirsi, capelli perfetti, pelle perfetta, unghie a punta e vans ai piedi. Bellezze perfette. Bellezze da instagram. Mi chiedo come saranno da vecchie: invecchieranno presto come sono cresciute?
Indossano la maglia con su scritto "sto nervosa" come se fossero tutte figlie di Marisa Laurito. Ma La mia è tutta invidia io che ero Calimero coi capelli crespi e l'outfit improbabile. Con il tempo non sono cambiata poi molto cioè i capelli son sempre crespi ma almeno ho imparato a convivere con il resto. Vivere l'adolescenza ora quello sì che sarebbe un massacro, troppa competizione  e a livelli estetici troppo alti, io che ci ho messo anni ad imparare a truccarmi. Però da vecchia? Sarò bellissima (...forse.. Speriamo!).
Sai che c'è però? Magari le vans me le compro pure io, così mi sento giovane.

mercoledì 18 settembre 2019

Le dieci regole dello scrittore

Questo post si ispira a quanto indicato da Elisabeth Gilbert qui. E sono le sue regole per chi desidera scrivere.

1) Racconta la tua storia come se stessi scrivendo una lettera ad una persona a cui vuoi bene o che ti è di ispirazione. Questo farà si che quanto scrivi sia autentico.

2) comincia dall'inizio. Scrivi ciò che è successo e continua fino ad arrivare alla fine.

3) usa frasi semplici.

4) non preoccuparti che il testo sia buono o no: portalo alla fine. Indipendentemente dal fatto che sia buono o meno alla fine del progetto sarai una persona totalmente diversa

5) non scrivere sperando di cambiare la vita a qualcuno a meno che tu non desideri che il testo sia pesante. Scrivi invece solo di ciò che ti emoziona o che ti fa arrabbiare o che ti affascina. Forse in seguito a questo la vita di qualcuno cambierà. Ma sarà un di più.

6) Prova a raccontare storie anziché spiegare cose. Le persone odiano chi spiega loro delle cose mentre amano le storie. Pensa al potere educativo delle parabole di Gesù.

7) Quello che scrivi non deve avere una lunghezza specifica o essere scritto per un mercato in particolare. Non deve essere nemmeno scritto per essere letto da qualcun altro. Come e quando pubblicherai il tuo lavoro è qualcosa di cui preoccuparsi più avanti. Per ora pensa solo a scrivere!

8)Rammenta che per il solo fatto di essere vivo sei il massimo esperto vivente della tua stessa esperienza. Accetta che sia questa la tua qualifica più grande.

9)Ogni scrittore comincia il suo primo giorno di lavoro allo stesso modo: super emozionato e pronto per essere grande. Il secondo giorno rilegge ciò che ha scritto il giorno precedente e si odia. Ma ciò che distingue gli scrittori che scrivono da quelli che non scrivono è che gli scrittori che scrivono tornano al loro lavoro il terzo giorno. Ciò che ti consente di farlo non è il tuo orgoglio personale ma la tua capacità di provare compassione. Perdonati perché ciò che scrivi non è abbastanza buono o sufficientemente lungo e vai avanti.

10)preparati anche al fatto che scrivere potrà risultarti facile. Sarà comunque pazzesco.

venerdì 13 settembre 2019

Il segreto del successo

Che cosa vuol dire avere successo? Penso che ognuno di noi possa definirsi una persona di successo. Un successo è un obiettivo raggiunto,anche un piccolo gradino di una lunghissima scala. A nostro modo ognuno di noi è definibile una persona di successo: ha successo chi si trova in una situazione difficile e fa fronte ad essa con le proprie forze. Ha successo chi ricomincia a fare sport dopo un anno di stop, ha successo chi non smette di ridere nonostante le difficoltà, chi affronta una sua grande paura.
Ci sono successi più evidenti, pubblici direi (il riconoscimento di un ruolo sul posto di lavoro, ad esempio) e altri che si possono definire "privati", personali come ricominciare a studiare per chi ha smesso: a volte il risultato non si vede subito ma sul lungo termine, nel tempo.
C'è una ragazza palermitana che a me piace molto che si chiama Annalisa da cui ho preso quello che segue: lei parla soprattutto delle donne di successo. E sostiene con ragione a mio avviso che ogni successo implica una serie infinita di fallimenti. Il suo discorso mi è piaciuto al punto che ho pensato di riportarlo quasi per intero qui, trovate l'originale. 

Una donna deve essere molte cose un pò per retaggio culturale e un pò perché non possiamo farne a meno. Resta il fatto che una donna passa con dimestichezza da un lavoro idraulico alla manicure attraversata da problemi esistenziali e da "cosa preparo per cena".
Una raggiunge un obiettivo: obiettivo raggiunto- sacrifici. Notti insonni. Lacrime amare. Avvilimento. Ciclo e ormoni impazziti. Fallimento. Fallimento. Tentativo di recuperare. Altro fallimento. Altro tentativo di recuperare. Altro fallimento. Altro tentativo di recupero. Altri fallimenti che si smettono di contare perché fanno avvilire.
Tenacia (tanto) caffè.
Fazzoletti che asciugano le lacrime. Assorbenti ivati al 22% e lunghi respiri profondi. Ricerca della serenità. Piano b, piano c, piano d.
Rialzarsi per rimettersi in piedi.
Sì, un obiettivo si raggiunge perché ci si rialza e si inizia a stare in piedi su un terreno scivoloso.
Lavoro, studio, spolvero, pulisco. Fallisco, riparto mi fermo, cucino, compro assorbenti usa e getta.

Per avere successo occorre accogliere l'imprevedibile, la possibilità del fallimento, anzi la certezza del fallimento. E convivere con essa. Accettarla come parte del processo. Usare l'insuccesso per aggiustare il tiro,per dirsi " sono più forte di così " e andare avanti, un passo dopo l'altro.

lunedì 9 settembre 2019

Una gelateria Essenziale

Come dicevano i Righeira "l'estate sta finendo e un anno se ne va" ma se proprio non volete arrendervi a questa idea e desiderate scongiurare l'arrivo imminente dell'autunno vi consiglio una gelateria che non potrà deludervi. Si chiama L'essenza del gelato e, come richiama il nome l'insegna è assolutamente essenziale. I gusti sono sempre nuovi e sorprendenti e a volte rimandano alla bellissima Torino come il gusto "principe Amedeo" oppure nascono da combinazioni innovative ed insolite come "fichi e mandorle". La cialda è di buonissimo biscotto, i prezzi molto contenuti specie se si pensa alla qualità alta del prodotto. Potete prendere anche il cono con un gusto soltanto se proprio non volete strafare con i dolci. Il personale è gentile, discreto e disponibile sempre pronto a farvi assaggiare i gusti che preferite. Ah, gli intolleranti al latte troveranno moltissimi gusti.
Allora, fino a quando dura l'estate?
Scopritelo in via Principe Amedeo 21/f.