Post più popolari

giovedì 14 febbraio 2019

Niche, Torino

A chi vuole fare un viaggio in una dimensione parallela consiglio di andare da Niche, in via Po. È come entrare in un mondo antico fatto di soffitti con cassettoni di legno, tappeto rosso e profumi lontani. La profumeria nasce in un edificio del XXVII secolo ed era la profumeria reale.
La proprietaria è una donna piena di charme che sa spiegarti la storia dei profumi, la psicologia di chi acquista un eau de toilette piuttosto che un eau de parfum.
Mi dice che il profumo va spruzzato sui vestiti perche si mantenga sempre uguale e capisco che anche i profumi sono un potente strumento di comunicazione.
Agrumato? Forse siete un po volatili, come questa fragranza. Fiorito? Avete un animo romantico.
E mi dice che i profumi sono come i vini, che alcuni cercano un Tavernello e altri invece desiderano qualcosa di speciale, unico, esclusivo.
Un viaggio olfattivo, un viaggio alla scoperta di sé stessi, un piccolo salto in una realtà un pò francese ed un pò magica, esclusiva ed intima come i salotti eleganti dove gli intellettuali facevano conversazione e dove saper conversare era considerata un' arte.
Per chi vuole sentirsi speciale, per chi cerca una fragranza in cui riconoscersi, per chi non vuole essere dimenticato.

lunedì 28 gennaio 2019

Con il cuore diviso a metà.


Un pò che non passavo di qui e avevo l'urgenza di scrivere.

Mi scrive una lettrice, con il cuore diviso tra due uomini. Ho pensato a lungo se risponderle o no. Alla fine eccomi qui.
Cara lettrice, potrei dirti molte cose. potrei dirti che è sbagliato, potrei dirti di lasciare il tuo compagno oppure di lasciar perdere la persona a cui stai pensando ora.
Invece ti dirò due cose.

1) Leggi "Sulle sponde del fiume Pedra mi sono seduta e ho pianto" o "Brida" di  Coelho. L'autore è un mago della scrittura, uno che conosce molto bene i sentimenti, il cuore umano, le sue contraddizioni. quel libro mi ha insegnato che l'amore muore e rinasce mille volte nella vita. a volte sembra perduto, invece non lo è.

2) Negli ultimi periodi ho pensato a rispondere alla domanda: che cos è l'amore? l'amore è la vita: etimologia della parola vuol dire proprio questo. l'amore è avere pazienza, starsi accanto, stare vicini ma con la distanza gusta per concedere all'altro di andare nel mondo e per concedere la stessa libertà a se stessi. l'amore è condividere momenti, dedicarsi all'altro.

Negli ultimi anni ho imparato che l'amore è anche un occasione per conoscere se stessi attraverso l'altro. E' come un viaggio. Una costante ricerca di se.
Dove stai andando?
Ogni step in questo viaggio, ogni compagno di viaggio, ogni momento, ogni respiro sono sacri e vanno rispettati. nessun passo può essere fatto con leggerezza.
Non so se ho risposto alla tua lettera cara lettrice, ma non credo di poterlo fare io.

Ognuno è responsabile delle proprie scelte e delle conseguenze che ne derivano.
ho pensato spesso che la mia vita fosse stata il frutto delle scelte degli altri. non è così. ma scegliere è un imperativo. Sto compiendo tante scelte ultimamente, come se stessi mettendo dei pezzi di me. non è sempre facile. non possiamo mai sapere in che direzione andrà la nostra vita ma bisogna sempre compiere dei passi nella direzione in cui desideriamo andare.  

sabato 19 gennaio 2019

Itaca di Konstantinos Kavafis

Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti (finalmente e con che gioia)
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.





martedì 15 gennaio 2019

Credo di Simone Cristicchi


CREDO

«Credo nello sguardo della Gioconda e nei disegni dei bambini. Nell’odore dei panni stesi, del ciambellone e in quello delle mani di mia madre. 
Credo che quando la barbarie diventa normalità, la tenerezza è l’unica insurrezione.
Credo che la vera gioia è riuscire a sentirsi parte di un paesaggio incantevole, pur non essendo altro che un granello di sabbia.
Credo che la lingua di Dio è il silenzio, e il suo corpo la Natura.
Credo che non siano le grandi rivoluzioni o le ideologie, ma i piccoli gesti a cambiare il mondo perché niente è più grande delle piccole cose.
Credo alla potenza del soffione, quel piccolo fiore selvatico che cresce ostinato tra le pieghe dell’asfalto e che anche tra mille difficoltà, riesce comunque a germogliare e a diventare fiore.
Credo che chi non vive il presente, sarà sempre imperfetto. Anche da trapassato. 
Credo che la vera sfida è debuttare ogni giorno, tutto il resto è repertorio.
Credo che chi ha bisogno di nemici, non è in pace con se stesso.
E credo che non sia la bellezza che salverà il mondo, ma siamo noi che dobbiamo salvare la bellezza.
Credo che non bisogna cercare la felicità, ma solo proteggerla.
Credo che non c’è peggior peccato che non stupirsi più di niente e che tutta l’intelligenza e la cultura del mondo resti muta e si inchini davanti a questo grande mistero, al miracolo di questa vita che va avanti, nonostante tutto, che non si ferma, che si trasforma ogni secondo.
Perché la vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere.»

giovedì 13 dicembre 2018

Waking di Theodore Roethke

Mi rendo conto di essere addormentato e mi sveglio lentamente
Sento che il mio destino sta in ciò di cui non ho timore alcuno. Imparo andando dove devo andare.
Pensiamo che si impari attraverso le sensazioni, ma cosa dobbiamo conoscere veramente?
Sento la mia anima danzare dolcemente da un orecchio all'altro.
Mi rendo conto di dormire e mi sveglio lentamente.
Chi siete voi, tra tutti quelli che stanno così vicini a me?
Che Dio benedica la terra. Imparo andando dove devo andare.
La luce colpisce l'albero, ma chi può dire come?
Il misero verme percorre le scale controvento.
Mi rendo conto di dormire e mi sveglio lentamente.
Madre natura hai in serbo degli altri progetti per me e per te per cui goditi quest'aria vivace e impara dolcemente dove devi andare semplicemente andando.
Questa scossa mi fa sentire immobile, avrei dovuto saperlo. L'eternità ci sfugge. Ed è vicina. Mi rendo conto di dormire e mi sveglio lentamente e imparo andando dove devo andare.

Sono capitata su questa poesia per caso. E per la prima volta non voglio soffermarmi sull'autore né sul periodo storico in cui si inserisce. Voglio invece concentrarmi su quello che mi trasmette. Il bello dell'arte secondo me è la capacità di aprire strade e sentieri, di fare luce e dare forme in mezzo al buio.
La poesia ha un ritmo lento e ripetitivo,c'è il leit motiv del muoversi, dell'andare avanti che si ripete nel brano. La realtà è una dimensione in cui tutto sembra attesa, dolore, solitudine. Il verme che lentamente fa le scale, che si muove nonostante il vento. La vita che sembra un risveglio da un costante torpore (la poesia si chiama proprio "risveglio"), il senso di solitudine in mezzo a persone sconosciute, la ricerca di un senso da cui imparare qualcosa (non si sa bene cosa, ma si sa che muoversi è la cosa più importante ).
La natura, questa grande potenza che ci circonda e che ci domina: l'albero colpito dal sole che nella versione l'inglese è scritto con la lettera maiuscola (Tree) è forse l'albero della vita? E che ci ricorda di stare nel presente, di goderci quello che abbiamo ora, il venticello vivace (lively air) e che l'eternità non ci appartiene veramente, pur essendo vicina come il domani.
E l'importanza del fare, dell'esperire, del muoversi anche se non si sa dove per svegliarci da un lungo sonno a cui diversamente saremo relegati.

martedì 27 novembre 2018

Il libro delle piccole rivoluzioni

Questo libro sovverte l'ordine delle cose. Un libro a cui sono arrivata per caso ma che sorprendentemente mi ha insegnato molto. L'autrice è una scrittrice, attrice, presentatrice Elsa Punset. Spiega nel dettaglio come gestire o convivere con il turbinio di emozioni che spesso ci invade. Da delle strategie per uscire dal tunnel, per affrontare la rabbia, per essere più felici. Tanti piccoli consigli per una grande rivoluzione: cambiare prospettiva sulle cose e sulle situazioni, imparare a vedere quello che abbiamo anziché ciò che ci manca.
Questo manuale è un pout-pourri di psicologia, pragmatismo, letteratura, citazioni, meditazioni, storie vere raccontate per riconoscersi ritrovarsi e darsi una direzione.
Lo consiglio a tutti perché affronta temi importanti come ad esempio il senso di solitudine, la depressione e l'infelicità con estrema delicatezza e leggerezza ma al contempo con incredibile profondità ed intelligenza.

lunedì 19 novembre 2018

Aggiornamenti

L'altro giorno sul bus ho visto un bambino felice che si mangiava un croissant. Tutto preso nell'atto di gustare la crema che c'era dentro. In quel momento lui era totalmente  dentro quella sensazione di piacere e dolcezza. È durata un paio di secondi quella felicità;  poi ha rifilato il croissant alla mamma. Per quei due secondi il mondo si è fermato. E quella felicità avrebbe potuto durare anche per sempre. Se il tempo è solo un' unità di misura chi può dire quanto dura davvero un attimo?
Poi il bambino ha chiesto un'altra brioche alla mamma. Lei ha preso una brioche della Bauli confezionata, ha rotto l'involucro di plastica come fosse un palloncino scoppiato ma la brioche è schizzata dall'altra parte del pullman per via di una brusca fermata dell'autista. Hanno riso, come matti.
Mi è venuto da pensare che bisognerebbe tornare a questa semplicità di quando eravamo bambini.

Finalmente ho letto la storia di Don Chisciotte. Un uomo che voleva essere un cavaliere, disposto a metter su una realtà inesistente solo per poter essere chi desiderava essere. Qualcuno disse che non andava bene. Che era matto. E lo spinse a rinunciare. Quante volte ci dicono che non andiamo bene? A me lo hanno detto un sacco di volte. Non è facile essere chi siamo specie se andiamo controcorrente. Ma non è più doloroso vivere una vita che non ci appartiene? Se essere folli come il cappellaio matto di Alice è quello che ci rende felici, perché non farlo? Contano più i nostri desideri o le scatole in cui vogliono ficcarci gli altri?

Sto valutando di smettere. Di abbandonare qualcosa che ha fatto parte della mia vita per tantissimo tempo. Di lasciare una stampella. Forse a furia di usare le stampelle ci si convince che non si possa farne a meno. Un pò come per gli occhiali da vista che un po ti aiutano e un pò ti impigriscono gli occhi.
Ecco, sto pensando di posare gli occhiali. Di andare ad occhio nudo nella vita, fare da me. E vediamo come va.
Ho pensato troppo, analizzato troppo, razionalizzato miriadi di problemi, di cose irrisolte, mi sono fatta mille domande e so che non è la razionalità la risposta, nella maggior parte dei casi. Ho capito che tutta quella "testa" era paura. Immensa gigantesca nera paura. E quindi basta. Smetto. O ci penso. Che spesso quando ti avvicini a una cosa l'hai già fatta tua. E vediamo che succede a camminare senza stampelle.