venerdì 1 maggio 2015

Confusa e felice




Aveva aspettavo quel momento da moltissimo tempo, da quando si era accorta che le piaceva, che pensava ai suoi discorsi intellettualoidi costantemente, al suo anello al dito indice, all' improbabile taglio di capelli. Si sarebbero incontrati finalmente. Lui l'avrebbe guardata negli occhi e le avrebbe detto che la desiderava da tempo, che non faceva altro che pensare a lei, che lei era l'unica per lui.
Così si incontrarono.
Lui la giacca di lino beige, l' anello all' indice e le fossette ai lati della bocca. Lei i capelli sciolti, la borsa nuova e un mare di buone speranze .
Con la punto nera si diressero verso il castello di Rivoli, che era il posto delle coppiette, dove ci si scambiava promesse d'amore e ci si confidava segreti inconfessabili: un posto promettente insomma, da cui erano iniziate tantissime storie d'amore.
Marta fissava il movimento del portachiavi che pendeva dalla chiave infilata nel quadro di accensione: un movimento ondeggiante, che la tranquillizzava.
Intanto faceva la sostenuta, recitando una parte che era sua già da alcuni mesi, da quando l'aveva conosciuto.
Non deve sospettare che mi piaccia, non deve pensarlo non deve vederlo nei miei occhi. Altrimenti diverrei vulnerabile e stupida.
Così per mesi aveva volutamente risposto in ritardo ai messaggi che lui le mandava, fingendosi incurante e distaccata. Ma più aveva bisogno di fingere distacco, più si rendeva conto di quanto si stesse innamorando di lui, senza nessuna difesa.
Così quando l'auto si fermò, in cima al castello e si guardarono negli occhi lei si sentì confusa e felice, proprio come canta Carmen Consoli, senza difese, senza armi.
Si baciarono, ma fu un bacio frettoloso e senza troppo trasporto.
A quel punto lei, fermando le mani nervose di Luca che la accarezzavano in maniera casuale, gli disse:
“Aspetta un attimo, che cosa siamo noi?”
Lui, guardandola con lo stesso sguardo di un condannato a morte davanti al plotone di esecuzione, si fece indietro e disse che non aveva tempo per una relazione seria, che per lui la carriera era troppo importante, che sapeva che nella sua vita avrebbe avuto successo e che nei suoi progetti non c'era posto per l'amore, che avrebbe potuto dirle che l'amava per ottenere "quella cosa lì" ma che non l'aveva fatto. Era stato sincero e le aveva detto la verità.
Lei le disse “ho capito” fingendo indifferenza, guardando fuori dal finestrino e mentre gli diceva:
“portami a casa” sentiva che il cuore le si stava spezzando in mille pezzi e che non sarebbe più stata la stessa, dopo quella sera.