venerdì 22 luglio 2016

Chi siamo?













Cosa definisce chi siamo? I risultati che otteniamo nella vita, le persone che frequentiamo, Il lavoro che facciamo?


Alcuni sostengono che siamo ciò che pensiamo. Si tratta di un lascito della filosofia greca ma è anche una chiave di pensiero tipicamente orientale. La nostra mente definisce la nostra identità.


Penso che sia vero ma penso anche che è il modo in cui affrontiamo le cose, con cui ci rapportiamo alla realtà, combattiamo di fronte alle situazioni a dire di noi. In ogni cosa che si fa è bene metterci il cuore. Qualunque lavoro facciamo, qualunque relazione ci coinvolga, qualunque vittoria o sconfitta abbiamo di fronte ciò che ci definisce è la nostra capacità di rapportarci a queste cose. Il modo.


Per me questo è un periodo di assestamento. Sono sicura che molti attraversano un periodo così nella vita. E nell'assestarmi continuo a muovermi e ad andare avanti, perchè di cambiare non si smette mai (e menomale). Il cambiamento ha sempre due facce: è faticoso perchè richiede l'energia giusta per approcciarsi a una nuova realtà, ma è anche la chiave per aprire delle porte che altrimenti non avremmo potuto nemmeno vedere (oltre che poi eventualmente aprire). Di fronte al cambiamento e alle difficoltà all'energia che questo richiede molti hanno paura: costa fatica, significa mettersi in discussione e rischiare (a volte di perdere e fallire). Ma io mi dico che la vita ci mette di fronte a situazioni che sappiamo affrontare, ci mette alla prova per dimostrare a noi stessi quanto siamo forti e che possiamo farcela. Sempre.



martedì 12 luglio 2016

Cuore ed immaginazione







Per me questo è un anno molto curioso. Un anno di cambiamenti. Un anno di mille cose finite e milleduecento iniziate e poi finite ed alcune rimaste a metà, ad asciugare al sole.


Un anno di prove affrontate, di difficoltà da superare, di cuori spezzati (a volte anche un pezzettino del mio). Un anno bizzarro. Che mi ha trovato pronta: forte, fragile, determinata, tenera, felice e triste. Ci sta tutto. Ci stanno gli up and down del cuore e della mente. Ci stanno i tuffi nel vuoto, le corse all'impazzata senza nessuna razionalità a rincorrere qualcuno che magari non stava nemmeno lì ad aspettarmi. Ci stanno i “mi piaci” precoci, ci stanno i baci gli abbracci le lacrime le attese i silenzi gli sguardi. Tutto sta sempre nell'ordine delle cose, nelle seconde chances che la vita ti offre dopo magari tutte le volte che hai rinunciato alle prime (ma per che? O per chi?). Tutto va attraversato. Il bello e il brutto, il buono e il cattivo, la solitudine ed il dolore. Sono momenti. Passano. Anche quelli più dolorosi, quando un secondo può durare cinque ore.


Poi ci sono quelle storie fatte di vuoto, di nulla, di spazio, di assenza. Di niente cosmico. Un niente talmente ampio e grande da sembrare quasi concreto, quasi tangibile. Quei rapporti in cui ci si nutre di mancanze, di deficienze. E che a volte ti rendono davvero deficiente . E ti logori dietro a una cosa che non c'è. Che non esiste. Eppure quell'assenza ti sembra così dolce che ne vuoi ancora e ancora. E più manca, più quella persona è indissolubilmente parte di te, dentro di te. Ma questi sono rapporti immaginari. Quelli in cui ci confrontiamo con una fantasia, con l' immaginazione dell' impossibile. Sono i rapporti per chi ha solo una gran paura di amare. Molta sofferenza, poca realtà. Si nutrono di aria e di desideri inespressi. Sono come i soffioni: ci soffi sopra e puf svaniscono, inconsistenti.


La realtà è che spesso abbiamo solo paura. Troppa paura di amare. Tanta paura che ad avvicinarci eccessivamente alla realtà il cuore possa sanguinare ancora. Mi ricordo una cosa che una persona mi ha detto qualche mese fa. Mi colpii molto per la sua semplicità ed al contempo per la profondità del concetto: “non avere paura di innamorarti di nuovo”. Ecco. Non abbiate paura. Non abbiate timore di sentire. A volte siamo troppa testa e poco cuore, quando di cuore non ce n'è mai davvero abbastanza.
immagine da Babble