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venerdì 30 marzo 2018

Primavera

E il tempo a volte sembra non passare, le cose immobili come se fossero inchiodate alla vita.
E poi qualcosa cambia sottile sottile, come il corpo delle libellule che fendono l'aria. E gocce di pioggia spariscono nel mare e non le vedi più. E si trasformano le cose e la realtà.
Cosi piano e impercettibilmente le cose cambiano in modi così delicati che non ce ne si accorge. E il sole si porta via la pioggia e la tristezza. E non sai nemmeno da che parte sei finito, hai solo la sensazione bella di aver attraversato ponti e prove e di esserne uscito indenne.
E qualcuno ti vede, ti riconosce e ti dice che ora si che sei tu. Ora si vede chi sei.
E ci sono volute tante cose per arrivare fino a qui. Tante scelte o forse incroci del destino. Ma sai che quegli incroci li hai attraversati tu, da sola. E come e quando sei arrivata a te nemmeno lo sai. Però ora sei tu. E mai avresti detto che conoscerti sarebbe stato così difficile. Mai l'avresti creduto possibile.
E in questa primavera di fiori profumati, di luce che bacia i palazzi, di pomeriggi caldi e assonnati in questa bella Torino che è sempre lei questa consapevolezza silente e tranquilla la porti con te.

domenica 25 marzo 2018

Altrove

Se potessi mettere insieme tutto il tempo passato a pensare a cose che non potevo cambiare
Se potessi raggruppare tutto l'amore e tutto il bene dato
Se potessi mettere insieme tutto il dolore, le sconfitte, i pianti
Se potessi tornare indietro e cambiare strada
Se potessi sommare tutte le promesse non mantenute
Se potessi cacciar via la tristezza che tutte queste cose insieme si portano con sé
E recuperare qualcosa di bello in mezzo alle rovine di una guerra di silenzi e allontanamenti.
Se potessi trovare un senso dove il senso forse non c'è.
Prenderei il tempo e davvero lo accartoccerei come si fa con fogli, così che ogni momento possa star vicino all'altro ed avere una forma precisa.
Ma il tempo come la sabbia ci passa in mezzo alle dita in granelli minuscoli e se ne va via. E ne serve molto per capire le cose e a volte non basta nemmeno tutto il tempo del mondo a capire cose  che non si possono capire.
E tutto quello che so è che sono esattamente dove devo e desiderare un altro posto è far torto a tutto quello che il tempo mi ha portato ad essere ora.

martedì 20 marzo 2018

Sole

Vorrei avere lo slancio delle prime volte. La freschezza di una fiducia cieca che non si fa domande e che semplicemente c'è.
La certezza trasparente e sottile degli adolescenti, delle giovani donne che si mettono un fiore tra i capelli, che si promettono l'eternità sotto il cielo di Parigi, che domani è tutto il resto del mondo da condividere sempre con una persona sola.

Ma la vita mi ha tagliato il fianco e me l'ha riempito di evidenti disillusioni. E a volte mi sembra di avere mille anni e di aver già vissuto mille vite e che tutte insieme mi abbiano fatto l'anima spessa e nodosa.

Cosi attendo sempre una nuova alba, un nuovo giorno, una rugiada dolce e delicata che viene per bagnarmi le ciglia e le labbra. Oggi proprio oggi, tra ghirlande di fiori  fischietto una dolce litania di speranza. E sono qui e sono ancora qui e mi accorgo che in una giornata di sole come oggi non può succedere nulla di brutto.

lunedì 19 marzo 2018

Penelope

Il fatto è che l'amore è molto di più di te ed io. È tenersi più stretti quando fa freddo e nonostante tiri una terribile aria di tempesta. È saper andare anche in direzioni diverse pur mantenendo una certa distanza di sicurezza.
L' amore è il dolce e l'amaro. È una verità, l'unica possibile ed incontestabile tra due persone che la verità la sanno solo loro.
È tagliare le catene senza pretendere un ritorno.
L'amore è l'eterna eppur fiera attesa di Penelope del suo Ulisse.
È rischiare tutto anche in cambio di niente.
È credere senza remore che ci sarà sempre un domani non importa come e, a volte, con chi.

mercoledì 14 marzo 2018

Il coraggio di sognare

Tempo fa riflettevo su tutte le volte che nella vita ci lamentiamo di quello che non va, dei risultati che non abbiamo ottenuto, di quanto una determinata persona ci abbia impedito di essere chi volevamo diventare. Io ad esempio avrei voluto fare la cantante e ricordo che mia madre mi disse "laureati e poi fai quello che vuoi". E alla fine che è successo? Mi sono laureata e addio alla carriera da cantante. Ma la verità è che se avessi voluto davvero intraprendere la carriera artistica l'avrei fatto. Invece probabilmente per me è stato più fruttuoso studiare, studiare e studiare: chi lo sa, se non mi fossi costretta a prepararmi agli esami come faceva Vittorio Alfieri legandosi alla sedia, ora non sarei qui a scrivere su questo blog.
Ho conosciuto un bassista che attualmente non può suonare perché il suo lavoro (meccanico) gli ha procurato una brutta tendinite. Non conosco la sua storia nel dettaglio. Non so se anche lui si sia reso conto nel tempo che gli risultava più congeniale aggiustare macchine rispetto a suonare: di fatto ad un certo punto la sua vena artistica è stata schiacciata - in tutti i sensi.
La mia storia e quella del mio amico bassista mi insegnano che siamo quello che scegliamo di essere. Tutti i nostri " fallimenti", le strade che non abbiamo preso (tutte perdite volontarie, secondo me) sono in realtà strade che abbiamo scelto di non percorrere. E non va bene dire che abbiamo rinunciato ad una cosa per far contento qualcun altro. La scelta è sempre nostra, anche quando si rivela sbagliata. Ma fa comodo avere qualcuno su cui scaricare la colpa, per recriminare le nostre decisioni perché ammettere di aver scelto in autonomia vorrebbe dire ammettere che abbiamo l'assoluta responsabilità nella nostra vita.
Esiste un detto molto conosciuto che dice "se sei felice è colpa tua, se sei triste è colpa tua". Significa che siamo artefici del nostro destino sempre. E se non abbiamo avuto successo è solo colpa nostra. Perché solo noi abbiamo il potere di decidere per la nostra vita, di provare ad acciuffare le stelle, di inseguire un sogno o perfino una chimera che non ha fondamento.
E così se volete qualcosa prendetelo ora. Il potere è vostro ed è nelle vostre mani. Non ci riuscite la prima volta? Provate ancora, non demordete. Credeteci, credete di più.
"I sogni hanno bisogno di sapere che siamo coraggiosi" (Fabio Volo) ed il coraggio è sempre premiato.
E che succede se non riuscite a raggiungerli? Nulla ma ci avrete provato e non avrete più scuse per incolpare gli altri di avervi costretto a vivere una vita che non è la vostra.

lunedì 12 marzo 2018

Emily e Vivien: il coraggio nascosto di essere se stessi


La parola "arte" viene dal sanscrito "ar" che indica il "fare". Paradossalmente l'arte, che nella maggior parte delle sue manifestazioni è impalpabile, nasce invece da un'azione concreta, quantomeno etimologicamente parlando.
Cosa significa essere artista? Vuol dire dedicarsi all'arte, senza ombra di dubbio. Ma cosa ci consente di definire scrittore o poeta o fotografo qualcuno? L'intensità con cui si dedica alla forma di arte che gli  è più congeniale? I risultati raggiunti?Oppure possiamo definire artista chi sa cogliere la realtà in un modo tutto suo? Originale e unico?
Oggi ho deciso di parlare di due artiste eccezionali che vissero una vita qualsiasi: Emily Dickinson e Vivian Maier.
A distanza di circa un secolo una dall'altra entrambe sapevano cogliere la realtà in un modo eccezionale. Due segni d'aria (Bilancia Emily e Acquario Vivien). Due che avevano probabilmente un grande desiderio di libertà (come tutti i segni d'aria), che vivevano controcorrente o forse incapaci di relazionarsi al resto del mondo. Statunitensi, introverse e probabilmente tormentate.
Emily Dickinson trascorse quasi tutta la vita chiusa in casa . Me la immagino un pò triste affacciarsi alla finestra e osservare il mondo scorrerle davanti.

Vivien Maier faceva la bambinaia e nel tempo libero scattava foto con la sua reflex. Dettagli preziosi, una donna che tiene per mano due bambine, due innamorati che si baciano, la linea dritta che ricamava delle gambe di donne.

In entrambi i casi le artiste nascosero i frutti del loro lavoro artistico. E mi chiedo come mai.

Emily li nascose nella sua stanza dopo avere ripiegato le sue poesie e cucite una ad una. Se voleva che restassero nascoste le sue opere, perché scriverle?
Le foto di Vivien Maier furono casualmente scoperte da un rigattiere: rullini fotografici mai sviluppati nascosti in un baule.
In quelle foto e in quelle poesie c'era tutto quello che le due donne potevano essere ma che forse non ebbero mai il coraggio di far vedere al resto del mondo. Due donne che vivevano la vita osservandola indirettamente, come in un quadro. Che si rifiutavano di essere semplicemente una bambinaia o la figlia di una qualunque famiglia borghese.
Eppure ad oggi tutte parlano di Emily Dickinson come di una poetessa e di Vivien Maier come una fotografa.

Ecco perché posso dire con certezza che un artista è quello che è indipendentemente da come lo percepisce il resto del mondo. E allargando il concetto possiamo essere chi siamo anche se gli altri non se ne accorgono. Cosi come Emily e Vivien possono certamente essere definite artiste. Due donne così diverse e così simili che coltivarono la loro arte in silenzio, nascondendosi un pò dietro la penna e dietro un obiettivo fotografico.
Forse i loro capolavori furono nascosti perché per due come loro era più importante fare quello che desideravano anziché farlo vedere agli altri.

sabato 3 marzo 2018

Haiku - Adrian Henry

Da qualche giorno mi è tornata in mente una poesia che ho scoperto al liceo e ho deciso di guardarla un pò più da vicino.
Si tratta di un haiku, un componimento poetico che nasce in Giappone e che cattura in pochissimi versi una sensazione. In giapponese il termine significa "verso di un poema dal carattere scherzoso". Si tratta di un modello apparentemente molto semplice ma che invece segue uno schema complesso perché si articola in un numero di sillabe preciso. Più che di sillabe sarebbe più corretto parlare di more, che sono una sorta di unità di misura del suono. Se la sillaba è ciò in cui si può scomporre una parola, la mora ha in fonologia più o meno la stessa funzione.

Il componimento poetico dice molto dell'autore.
Adrian Henry nasce in Inghilterra intorno allo stesso periodo in cui in Europa si diffonde la moda della haiku, negli anni trenta del XX secolo. Vede sicuramente la guerra ed è un artista a tutto tondo, leader anche di una band. Questa attenzione alla musica la ritroviamo proprio nella scelta di questo modello di rappresentazione della realtà che si alimenta di note musicali.

Siamo ad Hardman street, una viuzza di Manchester che esiste davvero. È mattina, piove e c'è vento, una donna con l'impermeabile rosso attraversa la strada e sembra un papavero mosso dal vento.
La scena è questa. L' haiku cattura due colori, qualche fugace sensazione e scatta una foto alla scena.
Rosso, bianco, il freddo dell'Inghilterra, la pioggia. Lo sguardo sorpreso di un uomo che vede passare come in un battito di ciglia le gambe snelle di questa donna che immagino sottile e pò scarmigliata. Mentre si aggiusta i capelli, si stringe in questo impermeabile, si guarda attorno e cerca un posto in cui ripararsi dal vento.

È questo che mi ha affascinato della poesia. Il poeta dipinge una vita intera con pochi tratti e si avvale di un immagine potente. Un papavero. È un fiore molto delicato e sottile,  che nasce a maggio/giugno e che ha un grande potere simbolico: rappresenta la consolazione, il sonno, la serenità (dal papavero si estraggono ancora oggi sostanze oppiacee). Nell'Inghilterra del primo dopoguerra si usavano corone di papaveri per ricordare i militari caduti in guerra. Ne "La guerra di Piero" De Andrè parla dei papaveri che vegliano dei soldati uccisi nei capi di grano. Che l'utilizzo del fiore nella poesia di Adrian Henry fosse un' allusione alla guerra? O alla morte?

La poesia non ha titolo e anche questo la rende molto singolare. Sembra che sia un pò l'occhio di un passante qualunque rivolto al mondo. Un colore, forse un profumo, la sorpresa di vedere questa bellezza delicata tra il grigio di una mattina qualsiasi e questo impermeabile quasi evanescente a disegnare i fianchi della protagonista mosso qui e là come i petali delicati e fragili di un papavero.
Una foto scattata così nella fretta, nel sonno di un risveglio affollato di pensieri. E lei, come si sarà sentita, attraverso gli occhi curiosi e attenti dello spettatore?
Non c'è una risposta universale. Ognuno può trovare la propria.Il bello della poesia è proprio questo: è tutto nella mente di chi legge. E il poeta è un veicolo di questo "tutto". E lo spettatore con una scelta stilistica come quella di Adrian Henry è in prima fila in questo spettacolo di vita e di interpretazione.