venerdì 26 settembre 2014

Posti Speciali


Ognuno di noi credo abbia un posto speciale in cui, più di ogni altro posto nel mondo si senta “a casa”. Può trattarsi del posto dove si è cresciuti, oppure del posto in cui d'estate si trascorrevano le vacanze, il posto dove sono nati i propri genitori oppure una città straniera in cui, chissà perché, ci si sente meno “stranieri” che in molti altri posti del mondo.
Il mio posto speciale è la Sicilia.
È la mia terra, è li che si ancorano le mie radici, le mie estati da bambina, il primo grande vero amore (quello che non scordi mai, o che ricordi più bello di quanto in realtà sia stato magari), mia nonna Nina e tutti i suoi insegnamenti.
La Sicilia è il cibo, e il cibo è sempre la base di ogni cultura, di ogni tradizione e di ogni storia familiare.
Ogni volta che si va al sud si dice sempre “scendo giù”, come se si stesse andando proprio in un' altra dimensione, più terrena, più concreta in cui si immerge completamente e da cui si esce diversi, con qualcosa in più (e non parlo solo di chili :-)).
E' la granita con la brioche, i pistacchi, la pasta di mandorla. È una terra vulcanica, arsa dalla lava, soleggiata. Ed è come se la gente di qui fosse come la sua terra: tenace, resistente alle intemperie: anzi, resistente e basta.
E' un dialetto che è come un brano musicale, una dolce cantilena che magari non parli ma che comprendi più di ogni altra lingua.
Un posto in cui la gelosia (quella che ti fa proteggere con grande energia le persone che ami) è parte della cultura locale, un posto in cui il rispetto conta più dei soldi, in cui la dignità e l'orgoglio sono i valori che si insegnano ai figli da sempre.

È' una cosa strana quella che mi succede quando sono in Sicilia perché pur non essendoci nata, e pur non vivendola quotidianamente, so che da li viene tutto quello che sono e tutto quello in cui credo.
Vivere a Torino mi fa sentire ancora più siciliana: stare qui a volte mi sembra come stare lontano da “casa” : per non perdermi è fondamentale ancorarmi a quei ricordi, quei valori e quei suoni che abitano in me da così tanto tempo da sembrare parte di ciò che sono da sempre...
Ed è vero che scendere giù è come subire una trasformazione ma un po' diversa da un normale cambiamento: anziché differenti da qui si torna più uguali a se stessi.





giovedì 11 settembre 2014

Solo le persone superficiali non giudicano dall'abbigliamento


Ho passato gran parte dell'infanzia con la convinzione che “l'abito non facesse il monaco” cioè che le apparenze ingannassero sempre e che per capire una persona non bisognasse fermarsi all'esteriorità, all'abito ma che si dovesse comprenderla nel profondo della sua anima, del suo carattere e dei suoi desideri.
Sono giunta all'età adulta finendo per non essere d'accordo con il famoso proverbio.
L'abito fa il monaco eccome! I vestiti dicono molto di chi siamo, di chi vorremmo essere e, talvolta, di dove vorremmo andare.
Come siete vestiti ora? Cosa state comunicando agli altri con ciò che indossate?
Sappiate che ogni capo d'abbigliamento dice qualcosa di voi...un paio di scarpe da ginnastica può comunicare che siete persone pratiche e alla mano, un cappotto elegante che siete una persona chic (forse anche vagamente snob), una giacca corallo che siete persone che sanno osare.
Nessuna scelta d'abito è poi mai veramente casuale ed inconsapevole: la moda si fa strada sempre e comunque nelle nostre vite. Ne Il Diavolo veste Prada la fantastica Meryl Streep esprime molto bene questo concetto in una sequenza famosa : la scena del maglione ceruleo, ve la ricordate?
La stagista (Anne Hathaway ) subisce una vera stoccata dalla direttrice della famosa rivista Runaway (Meryl Streep) che le dimostra, con un breve ma incisivo excursus sul colore del maglione che la stagista indossa, che la moda più o meno consapevolmente influenza tutti noi (anche quelli che si prendono troppo sul serio per badare a come si vestono!) e ci si incolla addosso, inevitabilmente e indipendentemente dalle nostre scelte di stile.
Oscar Wilde diceva che solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze: non dare importanza all' aspetto e all'abbigliamento vorrebbe dire negare che i vestiti sono una forma di comunicazione: siamo (anche) quello indossiamo.
Per cui si può senz'altro dire che l'abbigliamento è un modo per capire non solo meglio noi stessi ma anche gli altri. E se davvero l'abito fa il monaco, conclusione a cui sono giunta col tempo, la prossima volta cercherò di conoscere una determinata persona guardandone la giacca e le scarpe, anziché scoprendone il carattere.