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giovedì 9 maggio 2019

Come una danza

La vita è come la pioggia che ti sorprende
Quando avevi programmato una gita al mare
È un profumo che ti porta indietro
Un sorriso rubato in mezzo alle corse del traffico
Un rimpianto un rimorso una consapevolezza appresa un pò troppo dopo.
La vita è come la goccia di rugiada che ti disseta quando ci sono quaranta gradi
Un bambino che ha tutto il mondo nelle sue mani e l'affida nelle tue
La vita è come una danza
Forse non andrai proprio sempre a tempo
Ma intanto balla, e non fermarti!

lunedì 1 aprile 2019

Uno, nessuno, centomila

Non credo di aver capito gran che della vita, nonostante io abbia vissuto già qualche anno.

ho forse capito un paio di cose su di me, abbastanza importanti credo ma non so, o meglio non penso, possano definirmi anche perché il nostro io cambia nel corso del tempo e non mi è mai piaciuto essere inscatolata in una definizione e forse, a dire il vero, non piace a nessuno.

credo che conoscersi richieda impegno e che richieda tanto amore. Credo che si possa imparare ad amarsi, nel senso di avvicinarcisi tanto alla parte più profonda di noi, coglierne i difetti,  come Gulliver che sulla terra di Brobdingnag essendosi fatto piccolo, riesce a vedere le persone talmente da vicino da coglierne gli aspetti peggiori, come i pori della pelle (si avvicina talmente tanto alla Regina da essere disgustato dalla sua peluria e da come il viso o il seno appare da vicino). Credo che si debba partire proprio da lì per comprendersi, e credo che questo approfondimento di sé duri tutta la vita , sia un percorso ad ostacoli con delle trappole e spesso faticoso.

Perché credo che esistano almeno due possibili "noi" a dire il vero, forse ce ne sono migliaia (magari davvero uno, nessuno e centomila, come diceva Pirandello): uno è quello che siamo, uno è quello che ci hanno insegnato ad essere. Queste due realtà a volte si scontrano profondamente, irrimediabilmente al punto da creare degli scoppi incredibili. Ma d'altronde il mondo non sarebbe nato senza un big bang iniziale.

A volte mi porto in giro, mi sto accanto, mi faccio simpatia. parlo con me e mi ascolto e mi rispondo (sarà follia? rido)

A volte invece mi scanso da me stessa, mi dissocio, mi redarguisco e mi dico che non vado bene per niente.

Oscillo tra queste due realtà, tra questi due possibili mondi. E vivo e rido e scalpito e crepito come una scintilla tra le fiamme.

E a volte non mi trovo. non sono da nessuna parte ed in nessun luogo. A volte questo è bello. Come se potessi confondermi nel corso di un fiume, tra le onde del mare, in un soffio di vento.

E a volte sono terra: solida, ancorata all'asse terreste in qualche strano modo.

E a volte mi rendo conto che posso e possiamo essere molto più di noi, molto più di questo profondissimo pezzo di realtà. Come se la nostra anima potesse estendersi ben oltre il nostro corpo e raggiungere realtà ed universi anche molto lontani da noi.

Così come possono esserci molti possibili noi, possono esserci anche molte possibili realtà.

Uno è il mondo per come lo immaginiamo, e uno è quello per come ne facciamo esperienza, per quello che ci succede e che viviamo.

Io? voglio stare nella terra di mezzo, in equilibrio su questa fune tra l'immagine ideale di un mondo che per lo più non è reale e quello che mi succede.

venerdì 15 marzo 2019

One art, L'arte di perdere

The art of losing isn’t hard to master;
so many things seem filled with the intent
to be lost that their loss is no disaster.

Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn’t hard to master.

Then practice losing farther, losing faster:
places, and names, and where it was you meant
to travel. None of these will bring disaster.

I lost my mother’s watch. And look! my last, or
next-to-last, of three loved houses went.
The art of losing isn’t hard to master.

I lost two cities, lovely ones. And, vaster,
some realms I owned, two rivers, a continent.
I miss them, but it wasn’t a disaster.

Even losing you (the joking voice, a gesture
I love) I shan’t have lied. It’s evident
the art of losing’s not too hard to master
though it may look like (Write it!) like disaster.

Non è difficile apprendere l'arte di perdere

così tante cose sembrano così pregne della possibilità di essere perdute

che la loro perdita non è così tremenda

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta lo sconforto di perdere le chiavi di casa, il tempo passato male

Non è difficile apprendere l'arte di perdere.

poi pratica quell'arte ulteriormente, perdi più in fretta

posti e nomi e i luoghi dove avresti voluto andare.

Ho perso l'orologio di mia madre. E nota: se ne è andata anche l'ultima o meglio penultima delle mie tre amate case

Non è difficile da apprendere l'arte di perdere

ho perso due bellissime città e per giunta alcuni reami che possedevo, due fiumi, un continente.

Mi mancano ma non è stato un disastro.

Perfino perderti (una voce scherzosa, un gesto che amo) non posso che ammettertelo.

E' evidente che non sia difficile da imparare l'arte di perdere nonostante possa sembrare (scrivilo!) un disastro.

Ecco qui una conversazione che Elisabeth Bishop intavola con i suoi lettori.
La poesia si compone di sei strofe, quattro delle quali con una rima che lega il primo e l'ultimo verso (ex: master-disaster; faster-disaster)

Il componimento è caratterizzato dal ripetersi di una serie di frasi:

The art of losing isn’t hard to master

it wasn’t a disaster.

Che richiamano l'idea della perdita, del concludersi di qualcosa e che suonano quasi come un mantra volto forse ad esorcitazzare la paura di quella stessa perdita, della morte, della fine.

Sono temi molto familiari alla Bishop che perde il papà a otto mesi e la madre a tredici anni.

L'autrice si rivolge direttamente allo spettatore coinvolgendolo nella sua vita in tutti gli episodi: la perdita della madre, rappresentata dall'orologio perduto. I viaggi (grazie all'eredità lasciata dal padre riesce a viaggiare spesso). In maniera ironica e forse un pò cinica dice che la perdita non è poi un gran disastro: una realtà che può capitare ma a cui si può sopravvivere.

Eppure perdere è qualcosa che ai suoi occhi è come un'arte, uno strumento attraverso cui far uscire il dolore: è qualcosa che si può imparare e padroneggiare con il tempo.

C'è una tristezza sottile, una malinconia, un sorriso nostalgico in tutte le cose i continenti i fiumi le città che nella sua vita lei ha perduto.

E alla fine tra le cose più difficili ha perduto anche una persona, e questo sì che è stato un vero disastro.

Con un tono colloquiale e frasi dirette allo spettatore l'autrice si avvicina allo lettore come se confessasse qualcosa ad un amico: "write it" "and look". Questo rende il contenuto più familiare, più intimo e al contempo più facile da accettare come se fosse un dolore che potesse condividere con il resto del mondo e che potesse, in virtù di tale universalità, far sentire l'autrice un pò meno sola.

mercoledì 27 febbraio 2019

Niche, Torino

A chi vuole fare un viaggio in una dimensione parallela consiglio di andare da Niche, in via Po. È come entrare in un mondo antico fatto di soffitti con cassettoni di legno, tappeto rosso e profumi lontani. La profumeria nasce in un edificio del XXVII secolo ed era la profumeria reale.
La proprietaria è una donna piena di charme che sa spiegarti la storia dei profumi, la psicologia di chi acquista un eau de toilette piuttosto che un eau de parfum.
Mi dice che il profumo va spruzzato sui vestiti perche si mantenga sempre uguale e capisco che anche i profumi sono un potente strumento di comunicazione. 
Agrumato? Forse siete un po volatili, come questa fragranza. Fiorito? Avete un animo romantico.
E mi dice che i profumi sono come i vini, che alcuni cercano un Tavernello e altri invece desiderano qualcosa di speciale, unico, esclusivo.
Un viaggio olfattivo, un viaggio alla scoperta di sé stessi, un piccolo salto in una realtà un pò francese ed un pò magica, esclusiva ed intima come i salotti eleganti dove gli intellettuali facevano conversazione e dove saper conversare era considerata un' arte.
Per chi vuole sentirsi speciale, per chi cerca una fragranza in cui riconoscersi, per chi non vuole essere dimenticato.

martedì 19 febbraio 2019

Scarpe con il fiocco rosso

Riposto quello che ha scritto la ragazza di Lunedì non ti temo.

Quante volte preferiamo stare al sicuro? Giocare al ribasso? Comprare le scarpe meno vistose piuttosto che quelle rosse con il fiocco? Io ho passato una vita ad approfondire l’arte del “mimetizzarsi”. Era un terreno sicuro, non mio, ma sicuro. E la maggior parte di noi preferisce sentirsi al sicuro che osare qualcosa di nuovo, anche se si tratta di un paio di scarpe rosse che fanno battere il cuore dalla vetrina.
.
Eppure qualcuno quelle scarpe le compra. Crede alla propria idea di stile e le indossa. Forse sente battere il cuore e non si lascia frenare dalla paura… o forse ha un problema di acquisto compulsivo, ma questa è un’altra storia eheh… 
.
La verità è che abbiamo occasione, ogni giorno, di lasciarci andare a qualcosa di nuovo. Scegliere qualcosa di diverso da menù, cambiare scarpa invece di quelle super comode che prendiamo sempre, osare un taglio diverso che ci fa sentire bene. Semplicemente scegliere qualcosa di nuovo, di piccolo, di semplice o di rosso con il fiocco. Fallo. Fallo pensando che non c’è un assoluto, un giusto, uno sbagliato o qualcosa che dura per sempre. 

La vita è un work in progress e non sarà mai perfetta. 
Come le scarpe o come il taglio di capelli. 
Io poi le ho comprate, le scarpe. 

lunedì 28 gennaio 2019

Con il cuore diviso a metà.


Un pò che non passavo di qui e avevo l'urgenza di scrivere.

Mi scrive una lettrice, con il cuore diviso tra due uomini. Ho pensato a lungo se risponderle o no. Alla fine eccomi qui.
Cara lettrice, potrei dirti molte cose. potrei dirti che è sbagliato, potrei dirti di lasciare il tuo compagno oppure di lasciar perdere la persona a cui stai pensando ora.
Invece ti dirò due cose.

1) Leggi "Sulle sponde del fiume Pedra mi sono seduta e ho pianto" o "Brida" di  Coelho. L'autore è un mago della scrittura, uno che conosce molto bene i sentimenti, il cuore umano, le sue contraddizioni. quel libro mi ha insegnato che l'amore muore e rinasce mille volte nella vita. a volte sembra perduto, invece non lo è.

2) Negli ultimi periodi ho pensato a rispondere alla domanda: che cos è l'amore? l'amore è la vita: etimologia della parola vuol dire proprio questo. l'amore è avere pazienza, starsi accanto, stare vicini ma con la distanza gusta per concedere all'altro di andare nel mondo e per concedere la stessa libertà a se stessi. l'amore è condividere momenti, dedicarsi all'altro.

Negli ultimi anni ho imparato che l'amore è anche un occasione per conoscere se stessi attraverso l'altro. E' come un viaggio. Una costante ricerca di se.
Dove stai andando?
Ogni step in questo viaggio, ogni compagno di viaggio, ogni momento, ogni respiro sono sacri e vanno rispettati. nessun passo può essere fatto con leggerezza.
Non so se ho risposto alla tua lettera cara lettrice, ma non credo di poterlo fare io.

Ognuno è responsabile delle proprie scelte e delle conseguenze che ne derivano.
ho pensato spesso che la mia vita fosse stata il frutto delle scelte degli altri. non è così. ma scegliere è un imperativo. Sto compiendo tante scelte ultimamente, come se stessi mettendo dei pezzi di me. non è sempre facile. non possiamo mai sapere in che direzione andrà la nostra vita ma bisogna sempre compiere dei passi nella direzione in cui desideriamo andare.  

sabato 19 gennaio 2019

Itaca di Konstantinos Kavafis

Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti (finalmente e con che gioia)
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.





martedì 15 gennaio 2019

Credo di Simone Cristicchi


CREDO

«Credo nello sguardo della Gioconda e nei disegni dei bambini. Nell’odore dei panni stesi, del ciambellone e in quello delle mani di mia madre. 
Credo che quando la barbarie diventa normalità, la tenerezza è l’unica insurrezione.
Credo che la vera gioia è riuscire a sentirsi parte di un paesaggio incantevole, pur non essendo altro che un granello di sabbia.
Credo che la lingua di Dio è il silenzio, e il suo corpo la Natura.
Credo che non siano le grandi rivoluzioni o le ideologie, ma i piccoli gesti a cambiare il mondo perché niente è più grande delle piccole cose.
Credo alla potenza del soffione, quel piccolo fiore selvatico che cresce ostinato tra le pieghe dell’asfalto e che anche tra mille difficoltà, riesce comunque a germogliare e a diventare fiore.
Credo che chi non vive il presente, sarà sempre imperfetto. Anche da trapassato. 
Credo che la vera sfida è debuttare ogni giorno, tutto il resto è repertorio.
Credo che chi ha bisogno di nemici, non è in pace con se stesso.
E credo che non sia la bellezza che salverà il mondo, ma siamo noi che dobbiamo salvare la bellezza.
Credo che non bisogna cercare la felicità, ma solo proteggerla.
Credo che non c’è peggior peccato che non stupirsi più di niente e che tutta l’intelligenza e la cultura del mondo resti muta e si inchini davanti a questo grande mistero, al miracolo di questa vita che va avanti, nonostante tutto, che non si ferma, che si trasforma ogni secondo.
Perché la vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere.»